Home Contest "La sicurezza si fa strada" Fatale irragionevolezza

Fatale irragionevolezza

Racconto di Sara Varoli, studentessa genovese di 15 anni, vincitrice del primo premio nella categoria "testi" del contest "La sicurezza si fa strada"

La giornata era tersa. Nel cielo il sole splendeva e i suoi raggi picchiavano sulle lastre di marmo conficcate nel terreno con un lento susseguirsi continuo. Si sentiva nell’aria l’odore amaro di fiori morti. Mazzi di crisantemi, rose e ciclamini erano poggiati elegantemente sul terreno. I volti erano coperti da un velo di tristezza. I parenti non facevano che abbracciarsi e gli amici tentavano di consolare la famiglia stringendo la mano e porgendo le più sentite condoglianze. Non vedevo l’ora che tutto quanto finisse. Mi allontanai e mi diressi verso l’entrata del cimitero. Era la prima volta che riuscivo stare un po’ sola da dopo l’accaduto e così mi sforzai a ripensare a ciò che era successo.

Eravamo felici quel sabato sera. Di lì a poche ore si sarebbe tenuto il ballo di fine anno. Ci eravamo preparati, io e mio fratello, tirati a lucido per l’occasione.
Quella sera inoltre sarebbe stato lui a guidare (era la seconda volta da solo dopo che aveva preso la patente).
Passati i primi attimi di nervosismo per partire, filammo lisci come l’olio per tutto il viaggio.
La serata si prospettava essere tranquilla. Persi di vista mio fratello che probabilmente era stato inglobato dai suoi compagni e per tutta la serata non lo vidi.
Tuttavia, forse a causa di qualche bicchiere di troppo, dopo circa un’ora ero già finita in pista a ballare. Ballai tanto da sentirmi male e così uscii a prendere una boccata d’aria. Dopo essermi liberata dei conati di vomito, che perseguitavano il mio stomaco, rimase solamente un dolore lancinante alla testa. Era tardi e così andai a cercare mio fratello per tornare a casa. Lo trovai in bagno con altri ragazzi mai visti prima. Lo chiamai e mi portò alla macchina. Era difficile pensare in quello stato e non riuscivo a capire in che condizione fosse lui ma l’unica cosa che mi importava era andare a casa.
Di lì in poi avevo solamente dei ricordi sfumati, dei frammenti di immagini. L’auto che sbanda, una luce forte, l’aria smorzata dal suono di un clacson, un rumore forte, dei vetri infranti.
Mi risvegliai in ospedale dove ricevetti la notizia della disgrazia. I medici dissero che mio fratello aveva assunto grandi quantitativi di droga e alcol prima dell’incidente. Aveva imboccato una corsia sbagliata e in una curva era andato contro un grosso camion. Io ero viva per miracolo lui non ce l’aveva fatta.

E così, in quell’eterna giornata primaverile, scrutai da lontano portare via la cassa . E in quell’attimo mi accorsi che era come se mi stessero portando via qualcosa, qualcosa che mi era appartenuto e che mi apparteneva da sempre. Ad ogni centimetro ogni metro che la bara si allontanava mi sembrava di sprofondare. Mai più di allora fu forte il pensiero. Avrei voluto cadere in disgrazia con lui quella maledetta notte, su quella maledetta a auto.

Sara Varoli

1Clicca qui per visualizzare tutti i vincitori del contest “La sicurezza si fa strada” di Fondazione Unipolis – progetto Sicurstrada