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Bes 2016: la mobilità fra gli indicatori di benessere

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Presentati dall’Istat i dati del quarto Rapporto sul Benessere equo e sostenibile. Gli spostamenti occupano il 5,3% di una giornata, cioè in media 76 minuti: valore sostanzialmente immutato rispetto al periodo 2008-2009.

tpl-roma-mobilita-sicurstradaL’Istat ha presentato la quarta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes 2016). Gli indicatori del Bes – in tutto 130, sono articolati come di consueto in 12 domini: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi. Dall’analisi emerge un quadro per il 2015 – 2016 che oscilla tra il miglioramento e la stabilità per tutte le componenti del benessere rispetto al 2013.

E la mobilità? Il Rapporto ne parla nella parte dedicata alla Qualità dei servizi concentrandosi su spostamenti quotidiani e trasporto pubblico locale.

La novità è che, a partire da questa edizione del rapporto, è possibile misurare il livello di benessere soggettivo che gli individui associano ai loro tempi di vita, tra cui i tempi dedicati agli spostamenti. In un giorno feriale il giudizio complessivo espresso per la giornata è relativamente positivo, con un valore pari a 1,49 (su una scala da -3 a +3), mentre quello legato in modo specifico agli spostamenti è lievemente inferiore (1,39) e varia a seconda del tipo di finalità per cui ci si sposta (lavoro, famiglia, tempo libero).

L’analisi degli spostamenti individuali rivela inoltre che rispetto al 2008-2009 non ci sono cambiamenti importanti da segnalare: il tempo dedicato agli spostamenti nel giorno feriale è rimasto immutato, ovvero in un giorno feriale medio dell’anno il complesso della popolazione di 15 anni e più dedica 76 minuti alla mobilità sul territorio, equivalenti al 5,3% dell’intera giornata.

Per quanto riguarda l’offerta di trasporto pubblico locale (Tpl) – pari a 4.423 posti/km per abitante – l’analisi mette in evidenza come si sia ridotta nel 2014 del 3,4% sull’anno precedente e del 7,6% sul 2011, pur in presenza, per la prima volta negli ultimi sei anni di un lieve incremento della domanda (+1,1%).

In particolare, nella composizione dell’offerta, il trasporto su gomma prevale largamente sul trasporto su ferro (nonostante le linee tranviarie siano cresciute del 26,9% – da 331 a 358 km – e quelle della metropolitana del 46,7%, rispetto al 2011). Infatti, il 63,8% dei posti-km prodotti dalle aziende di Tpl sono forniti da autobus e filobus, contro il 34,6% di metropolitana, tram e funicolare/funivia. Ed oltre il 60% dell’offerta è fornito dagli autobus, prevalentemente alimentati a gasolio, mentre la quota dei bus “ecologici”, elettrici o alimentati a metano o Gpl, è del 22,4%.

Interessante è il rilevamento della distribuzione territoriale dei servizi di Trasporto pubblico locale che resta fortemente diseguale. L’offerta complessiva è di 5.722 posti-km per abitante nelle città del Nord e 4.931 in quelle del Centro, valori compresi tra il doppio e il triplo di quello medio del Mezzogiorno (2.163). Inoltre, dato che negli ultimi anni il calo dell’offerta è stato più contenuto nelle città del Nord (-4,7% sul 2011, contro -13% del Centro e -8,2% del Mezzogiorno), le disparità non accennano a ridursi. Anzi, si amplificano per le città più grandi (oltre 250 mila abitanti), dove gli 8.805 posti-km per abitante del Nord sono più del triplo dei 2.485 delle città di pari rango del Mezzogiorno.

Insieme all’edizione 2016 del Rapporto l’Istat ha avviato inoltre la diffusione di un primo sottoinsieme di indicatori sullo sviluppo sostenibile (SDGs), che è parte integrante di una più ampia lista approvata dall’assemblea delle Nazioni Unite all’interno dell’Agenda 2030, di cui si occupa anche l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), nata il 3 febbraio 2016 e promossa da Università Tor Vergata di Roma e da Fondazione Unipolis.

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