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Foto dell’Italia che pedala: ecco l’A Bi Ci della ciclabilità

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    Bolzano, Pesaro, Ferrara e Treviso capitali italiane della bici secondo il dossier di Legambiente, realizzato in collaborazione con Rete Mobilità Nuova

    dossier ciclabilità legambienteAlmeno un quarto degli italiani sale in bici tutti i giorni e il bike sharing entra nel paniere Istat. Bolzano, Pesaro, Ferrara e Treviso sono le capitali della bicicletta, mentre le grandi città ancora arrancano.

    Inoltre, per quanto possa sembrare strano, investire in piste ciclabili, bike sharing e cicloparcheggi non offre garanzie sul fatto che i cittadini inizino ad utilizzare la bicicletta nel quotidiano: l’unico sistema valido per mettere i cittadini in sella è investire in sicurezza e rendere meno agevole l’utilizzo dell’automobile. Questi sono solo alcuni dei risultati riportati nel dossier realizzato da Legambiente in collaborazione con Rete Mobilità Nuova.

    I dati, più nello specifico, restituiscono l’immagine di un’Italia che, sebbene si trovi ancora in coda al gruppo delle nazioni settentrionali dell’Unione Europea, può vantare 20 comuni capoluogo con performance di ciclabilità di livello europeo.

    PesaroBolzanoFerrara e Treviso almeno un quarto della popolazione si sposta a pedali, in altre cinque città il 20% degli spostamenti avviene in bici e in 11 la percentuale di ciclisti è superiore alla soglia del 10%. In particolare, il raffronto con l’Europa mostra che BolzanoPesaro (dove monta in sella quotidianamente quasi il 30% degli abitanti) e Ferrara (27%) compaiono nella classifica delle 20 città europee che hanno la maggior percentuale di spostamenti in bici sul totale degli spostamenti.

    Vedere diverse realtà urbane con standard di mobilità di livello europeo è stata una sorpresa per gli stessi autori del rapporto”, racconta Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente e portavoce di Rete Mobilità Nuova, “e significa che c’è stato un salto di qualità avvenuto quasi a nostra insaputa”. Fiorillo prosegue: “è vero che si tratta di realtà singole e non di un’abitudine diffusa in tutte le città, ma 20 capoluoghi, che non sono pochi, riflettono un cambiamento significativo”.

    Questi esiti sono frutto del lavoro delle amministrazioni locali volto a favorire una nuova mobilità cittadina: in ognuno dei quattro comuni si è partiti dalle esigenze di mobilità dei cittadini per creare infrastrutture leggere accompagnate dall’incremento del numero di zone a 30 o a 20 km/h.

    Anche un quinto degli abitanti di Ravenna, Rimini, Piacenza, Sondrio e Venezia-Mestre preferisce ormai stabilmente la mobilità sulle due ruote, e a Pordenone, Biella, Pavia, Reggio Emilia, Novara, Padova, Pisa, Cremona la percentuale di spostamenti in bicicletta è molto positiva.dossier ciclabilità legambiente

    I servizi di bike sharing sono attivi in 58 città italiane (10 in più in un biennio), con oltre 1.000 punti di prelievo (+42%) e quasi 10 mila biciclette (+62%). Bike sharing e car sharing, in virtù della loro diffusione, compaiono tra le new entry del paniere di riferimento Istat per la rilevazione dei prezzi al consumo.

    Ma il rapporto di Legambiente serve anche a far capire che non basta creare nuove piste ciclabili o introdurre servizi di bike sharing: bisogna farli bene. Così come non bastano le ciclabili a fare i ciclisti: le città che vogliano diventare più “smart” devono innanzitutto agire sull’intera mobilità, perché ciclisti, pedoni e trasporto pubblico crescono dove  andare in auto diventa l’opzione meno facilitata e dove si garantisce sicurezza per l’utenza vulnerabile.

    Nello studio sono state prese in considerazione tre variabili (modal share, metri di piste ciclabili equivalenti per abitante e indice di ciclabilità) per oltre 100 città italiane e il dato che emerge è che le città in cui i cittadini hanno a disposizione il maggior numero di piste ciclabili o il maggior numero di infrastrutture dedicate alla ciclabilità non sono necessariamente quelle in cui si pedala di più.

    I casi emblematici sono quelli di Bolzano e Pesaro: sono le città in cui il maggior numero di cittadini scelgono di utilizzare la bicicletta eppure, mentre i Bolzanini dispongono di grandi dotazioni infrastrutturali a favore di chi si muove in bici (con un indice di ciclabilità pari a 73,42), i Pesaresi hanno molte meno risorse a propria disposizione (indice di ciclabilità pari a 23,53).

    In generale, rimane ancora molto da fare prima che si arrivi a città davvero a misura di pedoni, pedali e pendolari. C’è bisogno di leggi e di un lavoro comune fra governo e amministrazioni locali, come dimostrano i casi di Bilbao e di diversi centri in Ungheria che, in soli sette anni (2004-2011), hanno visto crescere da zero fino al 20% la quota di spostamenti in bicicletta.

    Il caso più esemplificativo è quello di Budapest: con un’accorta politica mirata a rendere difficile l’accesso delle auto nelle aree centrali tramite meno parcheggi su strada e aree di sosta più care, tra 2004 e 2011 l’uso dell’auto privata si è più che dimezzato, passando dal 43 al 20%.

    Ma, in conclusione, perché puntare sulla promozione della bicicletta e la penalizzazione dell’automobile? La risposta arriva da uno studio danese (Bicycle Account 2012), che evidenzia come ogni km pedalato genera un beneficio di 0,16 euro per la società, mentre ogni km percorso in automobile genera un danno pari a 0,10 euro.

    L’A Bi Ci della ciclabilità, realizzato attraverso un questionario inviato a tutti i Comuni capoluogo di provincia, è stato presentato oggi a Roma, alla vigilia di VeloLove, il festival nazionale del ciclismo urbano atteso dal 1 maggio al 7 giugno.

    Scarica il dossier

     

    Foto di copertina da Flickr, “Strade di città” di Enrico Santagati