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Legge sulla ciclabilità in Emilia-Romagna: intervista all’assessore Donini

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    Raffaele Donini, assessore ai trasporti, reti e infrastrutture dell’Emilia-Romagna, racconta motivazioni e caratteristiche della nuova normativa sulla mobilità a due ruote

    L'Assessore Donini

    L’assessore Donini

    L’Emilia–Romagna ha una rete ciclopedonale doppia rispetto a quella nazionale, ovvero 10% rispetto a 5% e punta ad avere il 20%, mentre nelle aree urbane (in particolare nei comuni con oltre 50mila abitanti dal 2000 ad oggi si è passati da 400 a 1.400 chilometri di piste ciclabili).

    Di fronte a questi risultati, come nasce la legge regionale di promozione e sviluppo della ciclabilità?

    Siamo partiti da una fotografia che rappresenta come si muovono quotidianamente i cittadini della nostra regione. Da questo studio è risultato innanzitutto che il 65% degli emiliano-romagnoli si muove utilizzando l’auto privata (dato in crescita del 6% dal 2001), contro il 13% di cittadini che utilizza il mezzo pubblico e il 10% che si muove utilizzando la bicicletta. Ma il dato che, se vogliamo, è ancora più sorprendente è quello che ci parla di un 70% degli spostamenti svolti quotidianamente che avviene in tragitti inferiori ai 10 km: in percorsi di questa lunghezza è evidente come la bicicletta e il mezzo pubblico siano altamente competitivi rispetto all’utilizzo dell’automobile. Abbiamo quindi deciso, da un lato, di compiere una forte rivoluzione in materia di trasporto pubblico, con un piano di rinnovo del materiale e qualificazione del servizio per i pendolari, e dall’altro abbiamo voluto scrivere la prima legge dell’Emilia-Romagna sulla mobilità ciclistica per dare il giusto valore, riconoscimento e incentivazione ad una mobilità maggiormente sostenibile e per niente inquinante.

    Quali sono le principali novità che vengono introdotte con la legge?

    Prima di tutto la creazione della rete delle ciclovie regionali. Oggi la rete delle piste ciclabili regionali è frastagliata e non ben identificata; vogliamo invece creare dei percorsi chiari, coerenti e ben segnalati in modo tale che i cittadini siano favoriti nel preferire la bicicletta al mezzo privato. Oltre a ciò sono numerose le innovazioni previste dalla legge. Basti pensare all’introduzione dell’obbligo di predisposizione da parte dei comuni di un piano economico-finanziario per la creazione di nuove piste ciclabili, in modo tale da assicurare un sicuro piano di manutenzione e cura dei percorsi per la sicurezza dei ciclisti. E ancora misure per il contrasto ai furti, anche attraverso la costruzione di nuove velostazioni che permettano una reale e conveniente intermodalità con il mezzo pubblico. Tutte queste novità però rischiavano di trovare difficile realizzazione, se non fossero state accompagnate da un finanziamento regionale che permettesse alle amministrazioni di realizzare progetti innovativi per la mobilità ciclistica. Ed è per questo che abbiamo previsto un finanziamento ad hoc di 10 milioni di euro, da spendere entro il 2020, per realizzare nuove piste ciclabili, raccordi di tratte spezzate (aspetto di primaria importanza), nuove velostazioni, ciclovie e tanto altro.

    Il tema della sicurezza stradale è cruciale per chi utilizza le due ruote per muoversi, sia per ragioni di lavoro sia nel proprio tempo libero. Qual è la situazione in Emilia-Romagna?

    Tanto è stato fatto in questi anni e tanto c’è ancora da fare. Dal 2010 ad oggi gli incidenti sulle strade dell’Emilia-Romagna sono calati del 13% (-2.768), i feriti del 15% (-4.213) e i morti del 18% (-75). Ma quando si parla di sicurezza stradale citare delle fredde cifre è a dir poco riduttivo: parliamo di vite spezzate e famiglie distrutte dal dolore. Per questo stiamo portando avanti con sempre maggiore tenacia campagne per l’educazione alla sicurezza stradale, per giovani e meno giovani. Quando però si parla di “utenza debole” riguardo i ciclisti e i pedoni purtroppo si rappresenta pienamente la realtà. Basti pensare che il 10% dei decessi e il 25% dei feriti avvenuti nel 2015 riguarda i ciclisti. Dati molto gravi che testimoniano come sia necessario svolgere un’educazione al rispetto e alla convivenza dei diversi utenti della strada. Penso alla creazione di percorsi ciclabili sicuri, maggiore diffusione delle zone 30 nelle città, interventi per la limitazione della velocità: questi sono gli impegni che stiamo portando avanti!

    Il “Tavolo Regionale per la ciclabilità” che la legge istituisce si rivolge alle Associazioni e parla di condivisione dei dati e delle informazioni sulla sicurezza: cosa intendete di preciso e qual è la novità?

    Sin dall’inizio del nostro mandato abbiamo chiarito un aspetto che ritengo imprescindibile: ogni riforma che vogliamo mettere in campo deve passare da un proficuo e attento confronto con gli stakeholder interessati e con tutti coloro che ogni giorno operano su quella specifica tematica. Così abbiamo fatto con la nuova legge urbanistica, così abbiamo fatto per la riforma del trasporto pubblico e così abbiamo voluto fare anche per la legge ciclistica. Nel maggio di due anni fa firmammo un protocollo d’intesa con l’ANCI, l’UPI e le principali associazioni ciclistiche e ambientaliste (dalla FIAB al WWF, passando per Legambiente e UISP) e con loro abbiamo voluto condividere, articolo per articolo, la redazione della legge ciclistica. È quindi fondamentale che la collaborazione con il mondo delle associazioni e dei professionisti che si impegnano per la mobilità ciclistica prosegua nei prossimi anni, anche al fine di valutare l’efficacia della legge e tutti i possibili miglioramenti da mettere in campo. Vogliamo una Regione nella quale sempre più cittadini siano incentivati a lasciare in garage la macchina e a girare per le nostre città con la bicicletta, il treno o l’autobus.

    Foto in home page, da Flickr CC, “Bike” di Russell McGovern – flic.kr/p/f9zNck