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In città strade più pericolose

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    Anche nel 2014 le aree urbane registrano i tre quarti dei sinistri con un aumento del 5,5% delle vittime rispetto all’anno precedente. L’esperienza di Udine nelle parole dell’assessore Enrico Pizza.

    Piazza san giacomo, Udine

    “Piazza San Giacomo, Udine” foto di Dave Anteh (Flickr CC BY-NC 2.0)

    I nuovi dati sugli incidenti stradali in Italia nel 2014 raccontano un Paese che perde una posizione all’anno nella graduatoria europea e che dal 2012 ad oggi è scivolato dal 13° al 15° posto per quanto riguarda la mortalità stradale.

    Ma soprattutto le città segnano una brusca inversione di tendenza sulla sicurezza stradale, con un aumento pari al 5,4% delle vittime rispetto al 2013 (mentre diminuiscono del 10,6% e del 3,8% rispettivamente quelle su autostrade e strade extraurbane). Nello specifico, colpiti un maggior numero di pedoni (+4,9), ciclisti (+8,8%), anziani (+11,1%) e under 14 (+12,7). La percentuale degli incidenti si conferma intorno al 75,5%.

    Per approfondire le problematiche della mobilità nelle aree urbane, un osservatorio significativo è Udine che è tra le prime venti città più “smart” d’Italia secondo la classifica stilata come ogni anno dall’ICity Rate 2015 che fotografa la situazione di quelle più vicine ai bisogni dei cittadini, inclusive e vivibili.

    “Udine fa parte delle città fondatrici della rete delle Slow Townesordisce Enrico Pizza, assessore comunale alla mobilità e all’ambiente - ed abbiamo l’obiettivo di trasformare l’80% delle strade della nostra città in vie a trenta all’ora. Certo un’unica modifica del codice della strada nazionale aiuterebbe i comuni ad essere più decisi in questa direzione, senza dover dipendere dalla sensibilità o meno di amministratori locali. Disporre per legge il limite massimo a 50km/ora sulla viabilità principale e di 30km/ora su quella residenziale e secondaria è a mio parere la modifica principale del Codice della strada per ridurre il numero degli incidenti e, soprattutto, la loro gravità in ambito urbano. Il tema è stato sollevato agli Stati generali di Bologna dell’aprile 2015, la Regione Friuli Venezia Giulia ha per la prima volta stanziato fondi importanti per le zone 30 ed il comune di Udine ha pronti i progetti per quattro nuove zone trenta. La sensibilità c’è e le metodiche anche.

    Il rapporto Aci Istat mette in evidenza una situazione delicata per l’Italia: i morti calano pochissimo, mentre aumentano del 5,4% le vittime nelle strade urbane. Sembra una battuta d’arresto e un’inversione di tendenza rispetto alla sicurezza stradale. La vostra esperienza qual è?

    Nel decennio passato la nostra amministrazione ha proceduto a numerosi interventi sui black points, mettendo in sicurezza incroci, realizzando rotatorie e raggiungendo la cifra di circa 68km di percorsi ciclabili in sicurezza. Il lavoro non è certo finito, ma sugli ultimi due black points principali andremo ad intervenire entro il prossimo anno, completando il piano di messa in sicurezza della viabilità. Quello che stiamo notando, tuttavia, anche grazie al report della polizia locale di Udine che ci aggiorna quotidianamente su tutti gli incidenti rilevati dai nostri vigili, è che da molto tempo gli incidenti con feriti avvengono in maniera diffusa sul territorio, senza particolari punti ricorrenti. Le cause principali? Mancato rispetto della distanza di sicurezza, omessa precedenza, eccessi di velocità, distrazione e condotta spericolata. Un’analisi a parte meriterebbe poi l’uso dello smartphone al volante, strumento usato ormai non solo per parlare ma addirittura per scrivere, azione che distrae fortemente dalla guida. Incidenti, quindi, legati al comportamento e non alle infrastrutture e che ci interrogano su come continuare ad occuparci di sicurezza stradale nel momento in cui abbiamo finito il nostro lavoro sulle strade e i blackpoints”

    Se si guarda all’Europa, l’Italia a che punto è sulla sicurezza stradale e la mobilità sostenibile?

    “Vi è un importante obiettivo dell’Unione Europea per il dimezzamento degli incidenti mortali entro il 2020. Il paradosso italiano è che questo non è stato raggiunto in ambito urbano (a Udine il calo è stato comunque del 25%) ma è stato conseguito sulle strade extraurbane e le autostrade, grazie ad importanti sistemi di rotatorie sulle prime ed ai controlli tutor sulle seconde.
    Altro paradosso, che il nuovo codice della strada potrebbe risolvere, permettere ai comuni l’uso degli autovelox fissi non solo sulle tangenziali ma sulle strade, indipendentemente dalla conformazione. Vie dove i comitati civici segnalano continuamente gli eccessi di velocità e dove gli amministratori locali non possono intervenire in modo strutturale con controlli telelaser h24.
    Perché se gli incidenti ormai avvengono a causa di comportamenti quantomeno negligenti, e che non possiamo modificare direttamente, è fondamentale intervenire sulla velocità. Ricordiamoci che investire un pedone a cinquanta chilometri all’ora equivale per il suo fisico alla caduta dal terzo piano di un edificio. Se abbiamo a cuore la vita delle persone dobbiamo avere il coraggio di decidere in che tipo di città vogliamo vivere e poi agire di conseguenza”

    Infrastrutture, educazione e formazione dei giovani ma non solo: gli Enti Locali come si muovono? Comuni medi e grandi realtà metropolitane: problemi diversi, mezzi diversi, ma un unico obiettivo ?

    “Lo scorso anno la polizia locale ha fatto un corso per adulti patentati sull’educazione stradale con oltre sessanta partecipanti. Azioni nelle scuole, poi, sono continuative ed apprezzate soprattutto dagli studenti che soprattutto da piccoli diventano partner dell’educazione stradale verso i loro genitori. Il Sindaco Furio Honsell ha seguito in prima persona lo sviluppo dei progetti pedibus cittadini e assistere a richieste di bambini che preferiscono allungare la strada verso la scuola pur di poterla percorrere con i compagni di classe ci fa sperare in un mondo migliore”.

    Foto in home page di Andrew K. Smith (Flickr CC BY 2.0)