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Il monito dell’ONU per una mobilità più sicura e sostenibile

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    "Necessari maggiori investimenti per la sicurezza di pedoni e ciclisti, per ridurre incidenti stradali, inquinamento e gas serra", l'analisi del Rapporto globale realizzato dall’UNEP.

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    “Standing Still at Shibuya Crossing”, Japan di R. Schneider (CC) – bit.ly/2eANJ1n

    Gli Stati devono investire con urgenza in infrastrutture per pedoni e ciclisti per salvare milioni di vite e combattere i cambiamenti climatici”. È questo il monito lanciato dall’UNEP, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, un’organizzazione internazionale che opera dal 1972 contro i cambiamenti climatici a favore della tutela dell’ambiente e dell’uso sostenibile delle risorse naturali.

    Infatti, secondo il “Global Outlook on Walking and Cycling” (Rapporto globale sul camminare e andare in bici) realizzato dall’UNEP, 1 milione e 300 mila persone muoiono ogni anno sulle strade del mondo, e quasi la metà (49%) sono pedoni, ciclisti e motociclisti. In particolare, i posti più pericolosi al mondo per andare a piedi o in bici sono quattro paesi africani. In Malawi il 66% delle vittime della strada sono pedoni o ciclisti, in Kenya il 61%, in Sudafrica il 53%, in Zambia il 49%.

    Le persone rischiano la vita ogni volta che lasciano le loro case“, ha dichiarato Erik Solheim, direttore esecutivo dell’UNEP, “Ma non si tratta solo di incidenti. La progettazione di sistemi di trasporto incentrati unicamente sulle automobili mette più veicoli sulla strada, aumentando le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento atmosferico mortale. Dobbiamo mettere le persone, non le macchine, al primo posto nei sistemi di trasporto“.

    A partire dall’analisi dei progressi compiuti verso una mobilità più sostenibile e sicura di 20 tra i Paesi mondiali con un PIL medio-basso di Africa, Asia e America Latina, il rapporto giunge a conclusioni valide ed estensibili a tutti i Paesi.

    L’UNEP chiede a tutti gli Stati di:

    - progettare politiche nazionali e locali per i trasporti non motorizzati, e – se esistono già – di portarle avanti e implementarle
    – investire almeno il 20% del budget per i trasporti in infrastrutture per la mobilità pedonale e ciclabile, con l’obiettivo di ridurre il numero di incidenti stradali, l’inquinamento e i gas serra
    analizzare le abitudini sulla strada di pedoni e ciclisti, prestando particolare attenzione agli utenti vulnerabili come bambini, anziani e disabili.

    “Difendere attivamente la mobilità sostenibile significa – afferma l’UNEP – conferire a pedoni e ciclisti la stessa dignità di cui godono le auto private”. Ma il focus è rivolto anche verso la tutela dell’ambiente. I trasporti a motore, sostiene il rapporto, sono responsabili di un quarto delle emissioni globali di anidride carbonica, principale gas serra, e sono il settore le cui emissioni crescono di più.

    Le dichiarazioni dell’UNEP dimostrano ancora una volta la volontà dell’ONU di migliorare la sensibilità e le politiche delle Nazioni di tutto il mondo sui temi della mobilità sicura e sostenibile. Come già l’Organizzazione mondiale aveva fatto attraverso il “Goal 3 e il “Goal 11” dell’Agenda 2030 votata dalle Nazioni Unite nel mese di settembre 2015. Il primo, “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”, nel target 3.6 recita infatti: “Entro il 2020, dimezzare il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali”. Mentre il secondo, “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”, nel target 11.2 dice: “Entro il 2030, fornire l’accesso a sistemi di trasporto sicuri, sostenibili, e convenienti per tutti, migliorare la sicurezza stradale, in particolare ampliando i mezzi pubblici, con particolare attenzione alle esigenze di chi è in situazioni vulnerabili, alle donne, ai bambini, alle persone con disabilità e agli anziani”.

    sicurstrada-onu-unep-mobilita-sicurezza-stradale2E l’Italia a che punto è su questi temi? Come afferma il Rapporto dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che contiene la prima analisi della situazione del nostro Paese rispetto ai 17 Obiettivi e 169 Target dell’Agenda 2030, l’Italia ha adottato il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale Orizzonte 2020, il cui obiettivo generale (fissato a livello UE) è il dimezzamento dei decessi sulle strade per il decennio 2011-2020. Obiettivo particolarmente difficile da raggiungere se si pensa che, tra il 2010 e il 2015, la riduzione media annua del numero di vittime della strada è stata solo del 3,6% nell’UE e del 3,5% in Italia, ben al di sotto di quella necessaria per raggiungerlo (-6,7%). Obiettivo ancora più complicato se si considera che gli ultimi dati Aci-Istat (ancora provvisori) confermano una tendenza allarmante: nel 2015 in Italia è cresciuto il numero di vittime sulla strada. Infatti, si sono registrati 3.419 morti, cioè 38 casi in più rispetto al 2014, pari a +1,1%.

    “Il confronto con l’Europa centro-settentrionale e con la Spagna in materia di trasporti urbani e di sicurezza stradale – afferma il Rapporto dell’Asvis – è fortemente penalizzante per le città italiane. Nel 2012 il 9,4% della popolazione italiana denunciava una difficoltà molto alta nell’accesso al trasporto pubblico, rispetto ad una media europea del 5,7%, il che pone il nostro Paese al quartultimo posto”.