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Strade più umane e nuove regole per la circolazione

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    Le riflessioni di Paolo Gandolfi, della Commissione Trasporti della Camera dei deputati, sulla sicurezza stradale in Italia.

    cycling-659780_1920Umanizzare le strade! Vogliamo città vive, dove la gente si incontra, parla, sorride e si muove con serenità col mezzo che preferisce, senza la minaccia incombente di pericoli e morte”. Queste le parole di Paolo Gandolfi, componente della Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati e coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare Mobilità Nuova Mobilità Ciclistica di fronte ai dati sugli incidenti stradali del 2014 in Italia e in Europa.

    Le città continuano ad essere al centro delle riflessioni di chi, anche a livello istituzionale, si occupa di mobilità. E d’altra parte, sono proprio le aree urbane ad essere maggiormente in sofferenza per quanto riguarda la sicurezza stradale.

    Il recente rapporto Aci-Istat mette in evidenza una situazione delicata per l’Italia: nel 2014 il numero dei morti cala dello 0,6%, mentre aumentano del 5,4% le vittime nelle strade urbane. Siamo di fronte ad una battuta d’arresto e ad un’inversione di tendenza rispetto alla sicurezza stradale?

    L'On. Paolo Gandolfi

    L’On. Paolo Gandolfi

    “Come dice saggiamente qualcuno le ciliegie basse sono finite. Per ridurre i morti sulle strade sono stati messi in campo in passato alcuni strumenti che hanno funzionato, gli air bag sulle automobili, le rotatorie, gli alcool-test, il tutor, la patente a punti, poi la crisi economica ha dato una mano riducendo il traffico. Ora scontiamo due problemi. Da un lato la mancata continuità delle azioni intraprese, che partono bene e poi si arrestano e dall’altro il traffico sta riprendendo perché la crisi sembra superata. Per esempio i controlli all’inizio inducono prudenza, ma quando si capisce che sono poco frequenti perdono deterrenza, oppure le rotatorie che negli ultimi anni si sono arrestate per mancanza di risorse. Serve rafforzare l’impegno e indirizzarlo meglio. Io segnalo tre necessità urgenti. Rafforzare i controlli per far rispettare il Codice della Strada, in particolare rispetto alle infrazioni più comuni e potenzialmente più pericolose, il sorpasso azzardato, i semafori e le precedenze non rispettate, la velocità eccessiva, la sosta sui pedonali o in doppia fila, insomma quelle infrazioni abituali, ritenute bagatelle, che sono però più pericolose di quanto si pensi e che tutti sottovalutiamo. Definire rapidamente regole e controlli nell’uso dei telefonini, che rischiano di essere altrettanto pericolosi come l’alcool e la droga. Infine serve una incisiva azione di modifica delle regole e delle caratteristiche delle strade urbane, pensate e gestite per il traffico automobilistico, vanno convertite in luoghi sicuri, dove i comportanti pericolosi sono impediti ancor prima che repressi e dove bambini e anziani possano muoversi in sicurezza, anche in bici o a piedi com’è normale che sia”.

    Pedoni, ciclisti, over 75, bambini under 14 sono categorie sempre più a rischio quando girano sulle strade. Quali possono essere le cause?

    Immagine2“Le città sono i luoghi che meno hanno beneficiato dell’attenzione negli anni passiti ed è li che bisogna guardare ora. Il contrasto all’alcool si fa prevalentemente alla sera, gli air bag proteggono dentro l’auto, il tutor sta in autostrada e gli autovelox finiscono sempre sugli attraversamenti urbani delle strade principali, ma i bambini e gli anziani si muovono in quella rete stradale secondaria che si irradia nei quartieri residenziali delle nostre periferie, dove i controlli si fanno molto più radi. Le rotatorie poi, che si sono fatte solo in alcune città, hanno ridotto i morti e feriti tra gli automobilisti e in generale hanno rallentato il traffico in città, ma non bastano per tutelare l’utenza vulnerabile. Nelle città ci vuole la moderazione del traffico, che tanti risultati ha dato in altri paesi europei e che in Italia è ancora assente dalle regole e purtroppo dalle strade. C’è poco da dire, un pedone o un ciclista se investiti ai 50 km/h rischia quasi certamente di morire, ai 30 km/h ha molte probabilità di salvarsi e noi dobbiamo puntare tutto sulla vita. Questo dobbiamo fissarcelo nella testa, a meno che non si pensi che i nostri quartieri debbano diventare degli autodromi, dove la sicurezza si garantisce lasciando solo automobili e riducendo gli altri a spettatori, ma le città non saranno mai così per fortuna. Vogliamo città vive, dove la gente si incontra, parla, sorride e si muove con serenità col mezzo che preferisce, senza la minaccia incombente di pericoli e morte. Le smart city e il benessere non valgono nulla se i bambini non possono giocare e muoversi in sicurezza. Un Paese serio dovrebbe avere come obiettivo zero bambini morti nelle strade. Io mi batto per questo prima di tutto”.

    Anche i rischi per gli anziani saltano agli occhi: le vittime over 75 aumentano dell’11% e se incrociamo pedoni e ciclisti con l’età la situazione peggiora. Le nostre non sono strade per anziani. La sua riflessione.

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    Bambini e anziani sono coloro che più vivono e rendono viva una città, soprattutto le periferie. Questo però avviene a patto che le strade siano sicure da quello che è il maggiore pericolo incombente, ovvero quello degli incidenti stradali. La soluzione principale in questo caso è modificare le regole di circolazione e i criteri di costruzione delle strade urbane. Oggi di fatto si trattano le strade urbane come le extraurbane, stesse caratteristiche tecniche e stesse regole, salvo il limite di velocità a 50 km/h. Tutto deriva dall’idea che la funzione delle regole sia il traffico e la circolazione dei veicoli e alla fine ci si trova a tentare inutilmente di separare pedoni da ciclisti e automobili e costringere tutti alla regola del più forte. La moderazione del traffico inverte questi principi. Le città sono il luogo della convivenza tra i diversi utenti della strada e devono essere progettati e gestiti partendo dalle esigenze di sicurezza degli utenti più vulnerabili, che sono appunto bambini e anziani. Faccio due esempi. In città si dovrebbe restringere le strade in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, le auto andrebbero più piano e i pedoni ci metterebbero meno tempo ad attraversare. E’ sulle strisce che avvengono la maggioranza degli incidenti mortali per i pedoni e non ha senso in città avere delle corsie auto larghe come quelle dell’autostrada dove si fanno i 130 km/h, in città bastano corsie di 3 metri di larghezza. Altro esempio: in molte strade delle città la precedenza non deve seguire la logica delle automobili (dalle strade più trafficate a quelle meno trafficate), ma seguire la logica della sicurezza (dall’utente più vulnerabile a quello meno). La precedenza dei pedoni sulle bici e sulle auto. Gli anziani che siano a piedi o in auto hanno bisogno che l’ambiente urbano in cui vivono abbia un traffico cauto e moderato, che ammette qualche errore e distrazione, perché nelle strade di città non si deve essere costantemente sottoposti a prove di abilità e sopravvivenza, bisogna invece che anche una distrazione o la mancata prontezza non siano punite con la morte o danni gravi. Bisogna umanizzare le strade e si parte umanizzando il codice, che non è della strada o dei veicoli, è invece delle persone, che in strada si muovono e vivono”.

    Infrastrutture, educazione e formazione dei giovani ma non solo: se guardiamo all’Europa, l’Italia a che punto è sulla sicurezza stradale e la mobilità sostenibile?

    piazza-231422_1920In Italia siamo indietro sia sulla sicurezza che sulla mobilità sostenibile, i miglioramenti non mancano, ma siamo ultimi tra i grandi paesi europei. Per questo serve uno sforzo maggiore. Una guida moderata e attenta non solo genera più sicurezza, ma inquina meno e risultati ancora maggiori si ottengono sia per la sicurezza che per l’ambiente se si scelgono mezzi diversi dall’automobile, come dimostrano le migliori esperienze europee. L’educazione e la formazione è importante perché le regole sono strumenti di convivenza civile e non oppressione della libertà e rispettarle deve essere una scelta consapevole a beneficio della sicurezza di tutti. Ogni volta che l’infrazione di una regola diventa abitudine ci si convince di avere l’abilità sufficiente per gestire ogni eventualità, ma non è così, quando si presenta l’imprevisto succedono danni irreparabili. Per questo servono anche sanzioni e pene adeguate, soprattutto sui comportamenti più azzardati e pericolosi per terzi. Il voto al Senato sull’introduzione del reato di omicidio stradale, che adesso tornerà alla Camera per l’approvazione definitiva, serve anche a far crescere la consapevolezza sociale che comportamenti come la guida da ubriachi o drogati, il sorpasso presso le strisce pedonali o il procedere al doppio della velocità consentita, o altri atti pirateschi, non sono figli di distrazioni e vanno duramente puniti quando causano la morte di innocenti”.

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