Home In Evidenza Tecnologie per la mobilità, una sfida etica per una “buona strada”

Tecnologie per la mobilità, una sfida etica per una “buona strada”

    0 579

    Le più aggiornate tecnologie applicate all’automotive aumentano la sicurezza del traffico, ma un loro uso scorretto genera anche nuovi rischi. La distrazione da “smartphone” all’origine di molti incidenti

    car-technology

    Fonte: guysgab.com

    I comportamenti umani sempre più determinanti nelle dinamiche della mobilità. Necessari nuovi percorsi educativi e di responsabilità. Questi i temi al centro di incontro promosso da Fondazione Unipolis/Sicurstrada con esperti e amministratori pubblici.

    Lo studio del comportamento umano alla guida, ovvero la psicologia applicata a chi si muove quotidianamente nel traffico: un tema in Italia poco approfondito, ma con risvolti legati all’etica e alla sicurezza. Questione che si dimostra ancora più complessa e di grande rilevanza in un’epoca di digitalizzazione delle auto e di uso – o abuso – degli strumenti tecnologici, ormai alla portata di tutti.

    Questo aspetto della mobilità 2.0 è stato affrontato nell’incontro pubblico “Etica e mobilità. Tra comportamenti umani alla guida e sfide tecnologiche” promosso da Fondazione Unipolis con il Progetto Sicurstrada, in occasione della Settima Europea della Mobilità 2017. Sono intervenuti studiosi, esperti e amministratori pubblici: Irene Priolo, assessora alla mobilità del Comune di Bologna; Marco Cerruti, teologo e autore del recentissimo volume “Cambiare marcia. Per un’etica del traffico” (Edizioni Dehoniane); Maria Rita Ciceri, direttore dell’unità di ricerca “Psicologia del traffico” all’Università Cattolica di Milano; Giordano Biserni, presidente Asaps; Alberto Federici, direttore Corporate Communication e Media Relations del Gruppo Unipol.

    Il confronto ha rappresentato il naturale proseguimento della riflessione sulle nuove tecnologie in ambito di automotive e di circolazione stradale, che Unipolis ha avviato lo scorso anno con il dibattito su “Mobilità sostenibile tra presente e futuro. Come l’innovazione tecnologica può offrire più sicurezza”. Il binomio tecnologia-sicurezza, infatti, si profila sempre più come una sfida da affrontare in maniera decisa e creativa, se si vuole conseguire una significativa diminuzione degli incidenti – che nel 2016 sono invece aumentati del 4% – e delle vittime sulle strade, riducendo i rischi legati, in particolare, all’uso del cellulare e degli smartphone alla guida, oggi all’origine di circa il 40% dei sinistri (fonte Aci-Istat).

    A sua volta, il Tavolo della Sicurezza stradale – a cui partecipano interlocutori come Anas, Ania, Aci, Polizia Stradale, composta tra gli altri dal presidente della Commissione Trasporti e dal segretario della Commissione Trasporti della Camera – si spinge ad affermare che l’81% degli incidenti in Italia è causato dalla distrazione umana. Cifre impressionanti che ci dicono come sia davvero urgente affrontare la questione dei comportamenti delle persone alla guida e, più in generale, sulla strada, alla ricerca di una “nuova etica” del traffico.

    Questo ha provato a fare il prof. Marco Cerruti nel suo volume in cui chiede di “Cambiare marcia”. Cerruti dimostra come alcuni valori, che riteniamo imprescindibili in altri contesti della vita quotidiana, come quello della vita o della salute, passino in secondo piano quando ci si trova al volante. I dati degli incidenti e delle vittime, raccontano come dal 1945 ad oggi sulle strade italiane si sia combattuta una sorta di “terza guerra mondiale”. Cifre e drammi umani che però non si riflettono sulla percezione dei rischi da parte di chi guida. Come ci dicono le statistiche e le cronache, sono infatti in aumento gli incidenti causati da un uso sconsiderato degli strumenti elettronici, dall’abuso di alcol e droghe, dall’alta velocità, dal mancato rispetto delle regole del codice stradale; ancora troppe persone non si allacciano le cinture, non usano il casco in moto, fino al mancato utilizzo dei prescritti seggiolini per trasportare i bambini in auto, spesso con conseguenze drammatiche.

    Inoltre, proprio in occasione degli spostamenti quotidiani su strada, vengono esacerbate conflittualità e violenze e anche le persone più miti in mezzo al traffico dimenticano il rispetto nei confronti del prossimo. Lo dimostrano anche i sempre troppi i atti di pirateria (circa 130 vittime l’anno) e gli episodi di aggressività fra automobilisti – 143 gravi nel 2016 – e contro le forze dell’ordine – 1.130 solo nel 2017. Ma cosa fa scaturire in maniera così violenta la collera di chi si trova alla guida di un’auto?

    La prof.ssa Ciceri ha spiegato come molti di questi episodi siano determinati da imprevisti fastidiosi, dalle code molto lunghe, oppure dalla violazione delle regole da parte di altri automobilisti, ed essere vittima della loro scortesia. Se a ciò si aggiunge il fatto di sentirsi “corazzati” all’interno del proprio mezzo, al punto di distorcere la corretta percezione del rischio e della pericolosità di alcuni comportamenti, la “bomba” stradale è presto innescata. In Italia, in particolare, ad atteggiamenti considerati universali si aggiungono  elementi culturali come la difficoltà nell’accettazione della sanzione in caso di violazione di una norma o l’inclinazione a “negoziare” le regole dettate dal Codice della Strada.

    etica mobilità

    Foto CC di Hugh Grew: flic.kr/p/661iLM

    In questo complesso e articolato contesto, diventa essenziale sviluppare percorsi educativi e di sensibilizzazione, per i giovani e per gli adulti, con l’obiettivo di modificare l’approccio alla guida, promuovere il rispetto delle regole e l’adozione di comportamenti corretti, sia relativamente all’utilizzo delle tecnologie, che per quanto riguarda l’abuso di alcol e droghe. L’auspicio è quello di riuscire a considerare la strada una “palestra di condivisione” e i vincoli regole utili al rispetto degli altri e necessarie per la salute di tutti, compresa la propria. In realtà, ad oggi, non solo mancano interventi e campagne sistematiche che abbiano al centro questi obiettivi, viceversa sono assai diffusi videogiochi nei quali investendo ciclisti e pedoni si ottengono più punti! Si tratta di una “virtualizzazione”, slegata da un contesto emozionale, di situazioni al contrario estremamente reali come la sofferenza o la morte.

    Per parte sua, il modo assicurativo, e Unipol in prima fila, è impegnato a estendere l’utilizzo delle moderne tecnologie e di connessione digitale volte ad accrescere la sicurezza di chi guida, sia le auto che le moto. Non a caso, ha sottolineato Alberto Federici, UnipolSai Assicurazione è leader in Europa con oltre tre milioni e mezzo di “smart box” installate sulle vetture (e oggi anche moto) dei propri clienti. La cosiddetta “scatola nera” costituisce una grande opportunità per promuovere un’assunzione di responsabilità da parte degli utenti. Infatti, chi la sceglie assume di fatto l’impegno a comportamenti virtuosi, dal momento che la smart box, in caso di incidente, fornisce non solo soccorsi più immediati, ma anche dati utili a comprendere la dinamica dei sinistri.

    Articolo pubblicato su il Centauro n.206 di ASAPS – Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale 

    NOTIZIE CORRELATE