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La vecchia Ford

Racconto di Giulia Solito, sedicenne di Manduria (Taranto), vincitrice del secondo premio nella categoria "testi" del contest "La sicurezza si fa strada"

La vecchia Ford di mio padre procedeva veloce lungo la strada, accompagnata dal rumore fastidioso prodotto dalle ruote a contatto con l’asfalto.

Le strade erano scivolose per la pioggia; la cosa non mi sorprese, eravamo in pieno inverno e il gelo si sentiva fin dentro le ossa.

Eravamo quasi arrivati a casa; me ne accorsi dal fatto che la macchina sobbalzava sempre, a causa delle numerose buche che incontrava sul pendio della montagna, tipiche delle stradine di San Severino.

I miei genitori erano seduti davanti: papà alla guida, senza cintura; la mamma al suo fianco, con la cintura di sicurezza ben stretta attorno alla vita e la voce adirata che cercava di convincere papà a fare lo stesso.

Mentre mio padre le rispondeva con la sua solita voce annoiata, intento com’era a leggere un messaggio sul cellulare, il riflesso di una me piccola e innocente, avvolta dalla cintura di sicurezza (anche se non ne capivo l’utilità), mi sorrideva dal finestrino.

Stavo parlando con Anna, la mia bambola, felice degli accessori che le avevo appena comprato, quando papà, intento a fissare il cellulare e a gridare contro mamma che continuava a distrarlo, si dimenticò di essere alla guida e non riuscì a seguire la curva.

Ad un tratto vidi solo nero: venni sbalzata in avanti a causa dell’urto, ma fortunatamente fermata dalla cintura di sicurezza (ecco a cosa serviva!).

Avvertii un tonfo, che scoprii successivamente essere causato dalla rottura di un muretto, quando l’urlo agghiacciante di mia madre squarciò il silenzio innaturale che era calato all’interno dell’abitacolo.

Spostai immediatamente lo sguardo dall’espressione terrorizzata di mia madre a mio padre, scompostamente piegato in avanti, immobile;  il mio sguardo si posò involontariamente sul paesaggio sottostante: un mare verde scuro puntellato di marrone.

L’auto era immobile.

Sospesa in volo…

Eppure spostando lo sguardo verso la strada, vedevo ancora il terreno.

Ritornai bruscamente alla realtà quando la mamma, slacciata la cintura, si sporse verso papà per scuoterlo in preda alla disperazione più totale, scossa da spasmi involontari per il pianto, chiamando il suo nome ad alta voce.

La domanda che frullava nella mia mente e che smaniava  di conoscere la risposta in quel momento non era: “Perché papà è piegato in quel modo strano in avanti e non si muove?” ma “Perché papà non aveva la fascia nera allacciata alla vita?”.

Non ebbi il tempo di porla a mia madre.

L’auto perse quel suo strano equilibrio ed iniziò ad inclinarsi lentamente in avanti; i miei genitori scivolarono oltre il vetro anteriore, rotto in mille cristalli.

Sembravano volare…

Io venni fermata ancora una volta dalla cintura di sicurezza, che in quel momento i miei genitori non avevano.

Così restai a guardare il loro volo, senza potermi muovere, fino a quando non scomparvero entrambi nell’immensa distesa di verde sottostante.

Giulia Solito 

1Clicca qui per visualizzare tutti i vincitori del contest “La sicurezza si fa strada” di Fondazione Unipolis – progetto Sicurstrada