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Biciclette e pedoni: luci e ombre nei dati del Rapporto Aci-Istat 2013

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L’aumento della sicurezza delle due ruote e del numero degli anziani fra i pedoni che muoiono in incidenti stradali sono due fra gli elementi principali che caratterizzano il Rapporto Aci-Istat 2013

Foto da Flickr "Edinburgh Bicycle" di Neal Fowler

Foto da Flickr “Edinburgh Bicycle” di Neal Fowler

Il numero assoluto che riguarda le vittime fra i ciclisti, cioè 249, è il più basso di sempre – esordisce Edoardo Galatola, responsabile nazionale sicurezza di Fiab (fra le più importanti associazioni di amici della bicicletta) – nella storia della registrazione dei dati. Ed è ancora più positivo se si pensa che la mobilità ciclistica è molto aumentata in questi anni”.

Quindi tutto bene? “Se guardiamo al numero minore di morti, certo. Ma dobbiamo anche riflettere su un altro dato: il numero delle due ruote coinvolte in incidenti resta fisso intorno al 5% di tutti i veicoli coinvolti in incidenti stradali. Questo induce a due conclusioni. Prima di tutto che siamo di fronte ad un effetto prevalentemente autoindotto, e non al risultato di politiche strutturali”.

“È possibile affermare che il numero di incidenti gravi è inversamente proporzionale alla composizione modale ciclistica (più ciclisti, meno morti, secondo il principio di safety in numbers), mentre il numero di incidenti complessivo dei ciclisti è funzione delle politiche di mobilità sostenibile (dove il traffico urbano è stato organizzato con misure che hanno ridotto la circolazione e la velocità delle auto, introdotto forme di mobilità condivisa, aumento del trasporto pubblico e rete ciclabile protetta, diminuisce anche il numero di incidenti per le due ruote). “Ciò che le città dovrebbero avere – conclude Galatola è una rete ciclabile a bassa velocità dove la continuità delle strade produce sicurezza per biciclette e pedoni”.

E proprio sul tema dei pedoni anziani vittime della strada, abbiamo sentito il parere del dott. Pietro Calogero, geriatra dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

La popolazione italiana invecchia, e di per sé l’allungamento della vita è un buon segno, ma se – come dicono le proiezioni – nel 2040 arriveremo ad avere un terzo di over 65, con una forte percentuale di over 80, i numeri che il rapporto Aci-Istat ha registrato nel 2013 sono destinati ad aumentare. A meno che non si prendano in esame misure che rendano le nostre città adeguate ai suoi abitanti.

“Non mi stupisco dei numeri e continuo a pensare che si debba dare più attenzione a cose che apparentemente non sembrano rilevanti ma che rendono più sicura una città” – riflette ad alta voce il dott. Calogero. “Mi riferisco ad esempio alle strisce pedonali e alla loro collocazione”.

“Infatti – prosegue nel suo ragionamento il dott. Calogero – per un anziano l’attraversamento di una strada significa mettere alla prova le proprie capacità motorie, uditive, visive e la percezione dell’ambiente circostante. Sappiamo che con l’età aumentano le difficoltà, soprattutto dopo gli 80 anni, ed è per questo che secondo me sarebbe opportuno spostare questi attraversamenti lontano dagli incroci, dove serve maggiore attenzione al traffico delle auto. Soprattutto quando si tratta di arterie principali sulle quali s’immettono strade minori”. “Aggiungo che si tratta di un problema che si riscontra proprio vicino ai luoghi ad alta presenza di anziani, come possono essere gli ospedali o i centri di cura”. Sempre a proposito degli attraversamenti protetti, il dott. Calogero aggiunge un’ultima considerazione: “Sarebbe anche opportuno utilizzare la tecnologia che già esiste attrezzando quest’ultimi con supporti quali quelli, ad esempio, usati per le persone non vedenti: non si capisce perché non si possa aumentare la sicurezza dei pedoni anziani proprio nel momento più delicato, cioè quando attraversano la strada, con sistemi audio, ed anche visivi,  adeguati”.

 

Foto in home page, da Flickr, “Asda pedestrian cross processing” di Slimmer Jimmer