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Strade e veicoli interconnessi migliorano la sicurezza e il traffico

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    Francesco Paolo Deflorio, ricercatore del Politecnico di Torino, indica gli aspetti più significativi che dovrà avere la mobilità del futuro

     traffico-sicurstrada“La protezione degli utenti deboli avviene con misure che agiscono su diversi livelli: principalmente con interventi sull’infrastruttura, con la regolazione del traffico e con l’uso di tecnologie”. Con queste parole Francesco Paolo Deflorio, ricercatore del politecnico di Torino dove si occupa di tecniche del traffico e della sicurezza stradale, immagina la nuova mobilità.

    Dott. Deflorio, lo sviluppo della tecnologia sta producendo innovazioni nella mobilità stradale, sotto diversi punti di vista: dalle infrastrutture ai sistemi di guida. Nel dossier sulle nuove frontiere della mobilità emerge infatti un quadro complesso e articolato di quanto si sta facendo e si progetta di fare. Secondo lei quali sono le più significative e come possono riguardare anche la sicurezza?

    Il tema è di grande attualità, considerando che il mercato della realizzazione di nuove infrastrutture sta migrando verso una maggiore attenzione a manutenzione ed adeguamento tecnologico, per rendere le infrastrutture stradali interconnesse nel’ottica dei “sistemi di trasporto intelligenti” (ITS). Inoltre il recente sviluppo delle tecnologie ADAS (Advanced driver assistance systems), presenti in misura sempre maggiore su numerosi modelli di automobili disponibili nel mercato, sta rafforzando la migrazione verso l’approccio di ITS. In alcuni casi di infrastrutture, gli interventi si stanno già facendo da tempo: questi risultano efficaci se esiste una dotazione minima di sistemi di monitoraggio e d’informazione, anche al fine di rilevare in automatico le anomalie. La valutazione, sia sulle infrastrutture sia sui veicoli, è stata ed è ancora oggetto di numerosi progetti di ricerca. I risultati sulla sicurezza sono promettenti, ma devono essere valutati caso per caso con riferimento ai diversi scenari possibili. Probabilmente, le scatole nere previste dal 2015/16 saranno un passo verso l’integrazione tra le strade in logica ITS ed il veicolo, finora poco interconnesso con la rete che usa.

    In particolare per ciò che riguarda la sicurezza di pedoni e ciclisti?

    La protezione degli utenti deboli avviene con misure che agiscono su diversi livelli: principalmente con interventi sull’infrastruttura, con la regolazione del traffico e con l’uso di tecnologie.

    Parliamo di auto elettriche. La ricerca in questo settore sta delineando un futuro libero dal petrolio. Ma a che punto siamo?

    Gli obiettivi dell’Unione Europea sono orientati verso la maggiore indipendenza dal petrolio; l’auto elettrica è una strada, non necessariamente, né sempre la più congruente con le aspettative dell’utenza, ma comunque adatta per gli spostamenti urbani. Per rimuovere alcuni limiti attuali dei veicoli elettrici sono in corso numerosi progetti di ricerca già finanziati nell’ambito di FP7 ed in corso di presentazione in H2020. Ad esempio, come gruppo di ricerca dell’area di Ingegneria dei Trasporti al Politecnico di Torino siamo coinvolti in un progetto di ricerca (eCo-FEV) che ha proprio l’obiettivo di sviluppare e valutare sistemi e servizi per rendere l’auto elettrica più appetibile per l’utenza.

    Per quanto riguarda le strade, in futuro  saranno percorse da auto senza guidatore, e verranno sviluppati dispositivi sempre più affidabili per regolare i flussi stradali, evitando la maggior parte degli ingorghi e, forse, degli incidenti? 

    strade del futuroGià oggi sono state autorizzate negli Stati Uniti forme sperimentali di guida senza intervento del conducente; è difficile prevedere in modo attendibile scenari con orizzonte di 10 anni, considerando la velocità di sviluppo delle tecnologie che riguardano il settore. La regolazione del traffico si avvale ormai da anni di sistemi e metodi che tentano di mitigare gli effetti negativi della congestione e sul mercato ci sono prodotti, più o meno complessi che, a vari livelli, assicurano una gestione efficace ed efficiente. Cito ad esempio, il caso di Torino che con il sistema 5T ha implementato in modo esteso strategie di gestione integrate, le quali fondono informazioni provenienti da sensori automatici di conteggio e modelli matematici per la stima ed il controllo dei flussi di traffico. Di sicuro, i sistemi di regolazione potranno cambiare per adeguarsi all’evoluzione delle tecnologie disponibili. Si pensi ad esempio ai sistemi di suggerimento della velocità in avvicinamento alle intersezioni semaforizzate, che usano sistemi di comunicazione fra veicolo e infrastruttura. Il veicolo con guida automatica è un passo ulteriore in questa direzione. Infatti, vi sono già prototipi di questa tipologia di veicoli, testati sia su lunghi percorsi che in ambienti cittadini.

    –       Dopo gli scenari, fin qui descritti, terminiamo con una riflessione sull’impatto ambientale, sociale e in termini di sicurezza delle nuove tecnologie applicate alla mobilità?

    Le stime degli impatti sono sempre operazioni delicate che, per essere considerate affidabili, richiedono dati, metodi e strumenti tipici dell’ingegneria dei sistemi di Trasporto. La SIDT (Società Italiana Docenti di Trasporti) ha da poco redatto un documento (position paper) – “Cambiamenti climatici e futuro del trasporto urbano” – in cui si richiamano ed estendono i concetti esposti, ed è stato presentato a Roma il 2 ottobre scorso in occasione del convegno annuale. Mi permetto di rimandare a questo documento.

    Per approfondire:

    Il dossier “Ecco le nuove frontiere della mobilità”
    > L’intervista a Paolo Santi
    L’intervista a Carlo Ratti
    L’intervista a Luca Studer