Home Biciclette Sicurezza e minor impatto ambientale per la mobilità del futuro

Sicurezza e minor impatto ambientale per la mobilità del futuro

    4 3093

    Con Luca Studer del Politecnico di Milano, iniziamo oggi una serie di interviste a studiosi e ricercatori sulle tematiche che abbiamo raccontato nel dossier "Ecco le nuove frontiere della mobilità"

    maxresdefaultIl tema della sicurezza e del minor impatto ambientale sono le cifre con le quali Luca Studer, ricercatore del Politecnico di Milano – dove è titolare dei corsi di Circolazione e Sicurezza Stradale e Fundamentals of Transport Systems – cerca di leggere le caratteristiche che contraddistinguono le nuove frontiere della mobilità.
    Auto senza guidatore, scatole nere, semafori intelligenti, zone a traffico limitato, insieme a incroci controllati con la tecnologia e al monitoraggio delle funzioni cardiovascolari di chi guida, diventano così elementi decisivi per la sicurezza di chi usa l’auto, così come per pedoni, ciclisti e per tutta l’utenza vulnerabile.

    Quali sono le innovazioni tecnologiche già oggi presenti sul mercato, sia in termini di infrastrutture che di dispositivi utili a chi guida, e che rendono la mobilità più sicura?

    In primis c’è sicuramente il discorso legato alle auto senza guidatore, ma anche il collegamento, la possibilità di parlarsi fra auto e infrastrutture: scambiarsi dati, un trasferimento di informazioni molto rapido che permette, e sempre più permetterà, l’ottimizzazione del traffico.
    Poi c’è la possibilità, con una call automatica, di intervenire immediatamente in caso di incidente, anche se la persona rimane ferita o è impossibilitata a chiedere aiuto. Questo accade anche grazie agli smartphone e a tutta la telefonia mobile, che se da una parte sono dannosi per quanto riguarda la sicurezza di chi guida, dall’altro, in caso di incidente, permettono la localizzazione del mezzo e l’arrivo dei soccorsi. Il telefonino è utile anche ad eventuali analisi sugli incidenti, grazie a tutti i dati che rende accessibili.

    Settore autoBisogna anche parlare di Automotive: con la ricerca e l’innovazione in questo campo, le auto e i mezzi pesanti diventano sempre più sicuri. E poi ci sono le scatole nere, che permettono di ricostruire completamente o comunque più facilmente l’incidentalità, e che dovrebbero venire caricate anche sui mezzi pesanti per permettere di controllare in maniera più attiva la sicurezza. Non dimenticherei neanche il tutor, che nel corso degli ultimi anni ha avuto il maggior effetto positivo sull’incidentalità.
    Sempre in tema di tecnologie, andrebbero studiate le maggiori intersezioni cittadine (semafori ecc.) incrociando i dati relativi all’incidentalità negli stessi nodi, per proporre soluzioni adeguate. Oppure sviluppati macchinari in grado di monitorare le funzioni cardiovascolari degli automobilisti, e il loro movimento oculare, per capire la soglia di attenzione davanti a determinate intersezioni o ai vari ostacoli.

    Esistono nuove tecnologie che aumentano la sicurezza di pedoni e ciclisti?

    In questo ambito bisogna distinguere due punti:

    1)     le nuove tecnologie, come gli airbag per ciclisti e motociclisti o le auto con una particolare deformabilità per proteggere pedoni e ciclisti ecc.

    2)     la condivisione della strada: pur con tutte le tecnologie per evitare o contenere gli incidenti, se le automobili viaggiano con una certa velocità su una strada in cui sono presenti ciclisti o pedoni, si possono solo contenere i danni. Il problema è proprio la differenza di velocità elevata fra due mezzi di trasporto e quindi la convivenza, l’adeguarsi l’uno all’altro. La soluzione oggi è riscontrabile più in zone 30 km/h, ad esempio, piuttosto che nel trasformare pedoni e ciclisti in robot o carri armati ambulanti.
    In città ci sono i maggiori punti di conflitto e la convivenza dovrebbe essere resa automatica: non permettere alle auto di andare ad 80 km/h vicino ad una scuola, ad esempio.

    Come pensa cambierà la diffusione delle auto elettriche nei prossimi anni? La scienza ne renderà l’utilizzo più semplice e meno costoso?

    Negli ultimi anni il numero di auto elettriche sta crescendo esponenzialmente, ma bisogna ancora superare gli ultimi scogli, come la durata della batteria e la possibilità di ricarica: la tecnologia ad oggi permette di possedere un’auto elettrica solo come seconda macchina e solo per gli spostamenti urbani, non c’è ancora la possibilità di fare viaggi lunghi. E poi c’è la difficoltà di trovare luoghi e tempi per la ricarica. Scelta vincente oggi è, però, la possibilità di accoppiare elettrico con carburante tradizionale.

    Come si immagina le strade fra 10 o 20 anni? Verranno immesse sul mercato le auto senza guidatore, o ancora verranno sviluppati dispositivi per regolare i flussi stradali, evitando la maggior parte degli ingorghi e, forse, degli incidenti?

    Le auto senza guidatore sono sicuramente un progetto rivoluzionario, soprattutto in campo di sicurezza stradale. Togliere, per la prima volta, l’auto al controllo umano significherebbe eliminare la principale causa di incidenti (il fattore umano appunto), che già oggi non riguarda quasi per nulla aerei o treni, ad esempio. Potenzialmente, in questo modo, verrebbero azzerati o quasi, gli incidenti e avverrebbe una seconda rivoluzione per quanto riguarda città e trasporti, simile a quella vissuta con l’avvento delle automobili. Le persone potranno dormire mentre viaggiano in macchina, non esisteranno più problemi legati alla stanchezza o a qualsiasi disagio del conducente, così come l’interazione con gli altri mezzi sarà controllata.

    Oltre alla progettazione delle auto senza guidatore, c’è il discorso legato alla modalità di circolazione delle auto stesse, molto complicato ma facile da immaginare: gli stessi sensori che vengono oggi utilizzati per agevolare il parcheggio (segnalazione vicinanza ostacolo ad esempio) verranno utilizzati per far circolare i mezzi senza autista. E’ vecchio già di qualche anno tra l’altro il progetto di creare un’autostrada “intelligente”, dove i mezzi possono comunicare fra loro a distanza. Bisognerà ovviamente valutarne affidabilità e funzionamento ottimale.

    mobilità-futuro-sicurstrada-unipolisIl problema della congestione è uno dei nodi principali da sciogliere: non è possibile che le persone rimangano due ore ferme in macchina per andare al lavoro, secondo me è inaccettabile. La auto senza guidatore dovrebbero risolvere anche questo aspetto, ma oggi tutte le risorse sono impegnate – sotto certi punti di vista giustamente – alla risoluzione dei problemi legati alla sicurezza e all’inquinamento. Certo la ricerca sull’ottimizzazione dei flussi del traffico prosegue, e basterebbe utilizzare meglio la capacità delle strade esistenti, anche con qualche accorgimento in più da parte degli automobilisti (utilizzazione della corsia di sinistra se vuota, ad esempio), per migliorare le cose già oggi. Ma continuiamo ad immettere sulle strade nuove autovetture e la capacità prima o poi finisce: il numero delle auto è elevatissimo, soprattutto in Italia.

    Quale crede sarà l’impatto ambientale e sociale delle nuove tecnologie applicate alla mobilità? Ci possono essere dei rischi, in ambito di sicurezza, legati all’abuso della tecnologia?

    Le nuove tecnologie portano chiaramente verso una maggiore sicurezza, anche se l’interazione fra auto senza guidatore in contesto urbano, dove ci sono ovunque ciclisti e pedoni, sarà l’aspetto più complicato e pericoloso per quanto riguarderà lo sviluppo e la diffusione di tale progettazione.
    Ad oggi invece il rischio maggiore è legato alla distrazione da parte degli automobilisti: l’invio di sms alla guida è emblematico. Altro rischio è quello di essere controllati da un “grande fratello”, che ciascuno può percepire come più o meno fastidioso.

    Il dossier “Ecco le nuove frontiere della mobilità”
    > L’intervista a Paolo Santi
    L’intervista a Carlo Ratti
    L’intervista a Francesco Paolo Deflorio