Home Biciclette Italiani in bicicletta: torna a sbocciare la passione

Italiani in bicicletta: torna a sbocciare la passione

    0 1825

    Il 75% possiede una bicicletta e il 48% ne dichiara l’utilizzo. Questi i risultati di un’indagine che pone gli automobilisti in cima alla lista dei pericoli percepiti, ma fotografa anche un utilizzo del caschetto di protezione ancora troppo basso.

    bici_rid

    Domenica 11 maggio, in decine di città italiane è stata celebrata l’edizione 2014 della Giornata Nazionale della Bicicletta, iniziativa che il Ministero dell’Ambiente promuove dal 2012 per sensibilizzare sulla mobilità a pedali, ecologica e sostenibile. Quest’anno la Giornata è stata annunciata come l’avvio di un nuovo corso che vedrà il Ministero impegnato in maniera più costante e continua per la promozione di queste tematiche, e ha costituito tra le altre cose occasione per l’emanazione di una circolare congiunta assieme al Ministero dell’Istruzione l’Università e la Ricerca. Col documento, gli studenti di tutta Italia sono stati invitati ad uno uso quotidiano della bicicletta in nome del rispetto dell’ambiente, ma anche degli innegabili impatti sul benessere psico-fisico che possono derivare da questa abitudine.

    L’evento è stato analizzato anche da Linear, l’assicurazione on line del Gruppo Unipol, con la realizzazione di un sondaggio sul rapporto tra gli italiani e le due ruote a pedali. Rapporto che appare solido e appassionato, visto che il 75% degli interpellati dichiara il possesso di una bici e il 48% afferma di utilizzarla, mentre il 12%, pur essendone al momento sprovvisto, formula buoni propositi e si “impegna” all’acquisto entro la fine dell’anno. Con il 43% e il 42% delle preferenze, city bike e mountain bike sono i modelli più amati dagli italiani, che pedalano soprattutto nel tempo libero (69%), ma anche per fare shopping (32%), sport (30%), o per coprire i tragitti casa-lavoro (21%). Sembrerebbe un quadro idilliaco, ma i problemi non mancano, specie quando si parla di sicurezza. Appena il 30% degli intervistati si sente sicuro quando pedala in città, e tra loro il 7% dichiara di esserlo solo sulle piste ciclabili. Di contro, il 16% dei ciclisti non pedala mai tranquillo, e il 27% di chi ha partecipato al sondaggio individua negli automobilisti il pericolo numero uno. Detto ciò, tocca riconoscere che solo il 19% afferma di utilizzare il caschetto protettivo, mentre il 63% ammette più o meno candidamente di non averlo mai con sé. Né va meglio con le luci di indicazione, accese appena dal 55% degli intervistati.

    Sul versante della sicurezza il cammino da fare è quindi ancora lungo, sia da parte delle istituzioni e degli automobilisti, sia da parte degli stessi ciclisti, e a giudicare dai nuovi risultati di uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, occorrerebbe farlo anche molto in fretta, se non altro per evidenti ragioni economiche. Lo studio stima infatti che un maggiore investimento sulla mobilità ciclistica potrebbe creare come minimo 76.000 nuovi posti di lavoro, oltre che salvare circa 10.000 vite ogni anno. Cifre importanti, sostanzialmente confermate in un report curato dalla European Cyclist’s Federation, secondo il quale i 34 milioni di ciclisti europei censiti nel 2010, pari al 7% della popolazione totale, hanno generato un indotto pari a 200 miliardi di euro. Gli analisti hanno individuato anche i singoli ambiti nei quali si è riusciti a creare maggiore valore: 110 miliardi sono stati risparmiati grazie alla riduzione degli incidenti stradali, 24 in virtù del decongestionamento del traffico nelle città, e poco meno di 6 dall’alleggerimento della bolletta petrolifera. Tra le altre voci, spiccano i 18 miliardi di euro generati dalla vendita di bici e accessori, dato particolarmente importante per l’Italia, primo produttore europeo nel settore con 3.500 persone attualmente impiegate; e i 44 miliardi garantiti dall’esplosione del cicloturismo, con la Germania a fare la parte del leone, forte di un mercato interno da 12 miliardi. I curatori del rapporto si spingono anche oltre, affermando che se si arrivasse al 15% della popolazione europea “convertita” all’uso della bici, il valore complessivo di quella che in molti ormai definiscono Bikenomics potrebbe raggiungere addirittura quota 400 miliardi di euro.

    Perché ciò avvenga però, tutti gli esperti, a cominciare da quelli della stessa OMS, sostengono che occorre investire con forza su nuove infrastrutture ciclabili per la mobilità. Il modello di riferimento deve essere l’autostrada della bicicletta lanciata due anni fa nell’area metropolitana di Copenhagen: 300 kilometri di piste, senza intersezioni con gli altri tipi di strade, e con punti di gonfiaggio per le gomme ogni kilometro e mezzo, costati circa 14,2 milioni di euro, ma in grado di generare a regime 40 milioni di euro di risparmi nel solo settore sanitario, anche grazie all’aumento del 15% della popolazione ciclistica locale. Numeri che senz’altro non sono stati ignorati in occasione di Velo-City Global 2014, tra le più importanti rassegne mondiali del settore, svoltasi dal 27 al 30 maggio ad Adelaide, in Australia, dove è stato appena inaugurato un anello ciclabile di circa 30 km che corre attorno al centro urbano, e propone in aggiunta diverse escursioni verdi e di interesse turistico.

    Anche in Italia infine, qualcosa comincia a muoversi, sia per quanto riguarda la mobilità urbana, sia sul versante del cicloturismo. A Bologna ad esempio, sono cominciati di recente i lavori per realizzare il secondo tratto della tangenziale delle biciclette, progetto che porterà alla creazione di una pista ciclabile bidirezionale, ricavata per la maggior parte sullo spartitraffico centrale dei viali di circonvallazione, ma collegata anche ai tracciati del centro storico e agli itinerari provenienti dalle altre zone della città. Per quanto riguarda il turismo a pedali invece, grande attenzione ha suscitato di recente il progetto VenTo, promosso su iniziativa del Politecnico di Milano con tanto di documentario ed ebook, e finalizzato alla realizzazione di un percorso ciclabile lungo 678 km, da Venezia a Torino, per un totale di 12 province e 121 comuni interessati. I sostenitori dell’idea ritengono che la creazione dell’opera potrebbe creare 2.000 nuovi posti di lavoro, senza contare i ritorni economici derivanti dai maggiori afflussi turistici per le strutture già esistenti. Il tutto a fronte di investimenti complessivi per 80 milioni di euro, quelli necessari per realizzare appena 2 km di autostrada.

    In attesa che ciò avvenga, quanti volessero informarsi sui percorsi cicloturistici già attivi e percorribili in Italia possono fare riferimento da pochi giorni a Bicitalia.org, un nuovo portale che presenta 10.000 kilometri di itinerari su mappa, elencandoli anche per i diversi livelli qualitativi, e con un occhio alle reti tematiche, da quella delle ferrovie dismesse, al percorso che unisce le città d’arte della pianura padana. Collegato anche al servizio di ricerca Albergabici.it, il portale si configura come la “ricca vetrina” del Progetto per la promozione della rete Bicitalia, lanciato dalla Fiab – Federazione Italiana Amici della Bicicletta con fondi del Ministero dell’Ambiente, e condiviso già da 10 Regioni italiane, con altre 2 pronte ad aderire. L’obiettivo finale, speriamo realizzabile quanto prima, è la creazione di una rete nazionale della mobilità ciclistica.

    Per saperne di più: