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L’Italia in bicicletta lungo il Po

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    Sabato 30 maggio nuova edizione di “Vento, bici tour 2015”: da Venezia a Torino. Una iniziativa culturale e turistica che è anche un progetto di mobilità sostenibile con 679 km di pista ciclabile. Paolo Pileri, responsabile del progetto: "Una grande occasione per generare lavoro e dare nuova linfa a territori marginali".

    ventoL’appuntamento è per sabato 30 maggio a Venezia: si parte dalla laguna per arrivare il 7 giugno a Torino, seguendo le anse del Po. Vento, con un percorso di circa 679 km da percorrere in bici, toccherà quattro regioni e sarà articolato in nove tappe e diciotto appuntamenti.

    Una iniziativa dai molteplici aspetti culturali, turistici, eno-gastronomici e ambientali, che ha alla base un progetto elaborato nel 2010 al Politecnico di Milano dal Prof. Paolo Pileri, del Dipartimento di Architettura e studi Urbani, insieme ai suoi collaboratori, che spiega: “Il progetto coinvolge quattro regioni, dodici province e più di cento comuni. È su scala territoriale, ma per la sua attuazione necessita di un’unica regia. Lo dimostra anche lo studio di alcune esperienze estere di grandi ciclovie: infrastrutture di questa lunghezza e portata vanno gestite come le autostrade, pedaggio escluso ovviamente, evitando frammentazioni e mancanza di coordinamento. Solo una progettazione unitaria può garantire continuità al tracciato, economie di scala e garanzia di efficienza”.

    Prof. Pileri, Vento è una grande ciclovia. Chi coinvolge e dove trovare le risorse?

    Vento è un progetto nazionale. Lo abbiamo deciso a suo tempo con il Ministro Bray ed è stato inserito nell’Agenda 2015. Pensiamo perciò che le risorse dovrebbero arrivare dai Ministeri e dalle Regioni, con il concorso dei privati (Veneto, Lombardia e Piemonte hanno già aderito e il 31 maggio, a Ferrara, l’Emilia-Romagna ufficializzerà la propria adesione al progetto). In questo momento non penso si possa chiedere anche ai piccoli Comuni di partecipare alle spese, anche perché si rischierebbe di realizzare un’opera frammentata e attiva nei solo luoghi dove ci sono mezzi per finanziarla. Più che di costi e spese, comunque, noi preferiamo parlare di investimenti: 80 milioni una tantum per realizzare l’opera potrebbero creare 2.000 nuovi posti di lavoro e un indotto da 100 milioni annui“.

    Una delle parole chiave di Vento è intermodalità. Perché è così importante?

    “Non tutti possono e desiderano percorrere centinaia di km in bicicletta. L’intermodalità è  la possibilità di utilizzare mezzi diversi, sempre all’insegna della sostenibilità, per spostarsi da una tappa all’altra. È il fattore chiave per fare in modo che diverse tipologie di viaggiatori, dalle famiglie con bambini, ai senior, a chi non è magari particolarmente allenato, possano pedalare lungo Vento. Per questo occorrerebbe collegare il più possibile il percorso alle reti di trasporto su ferro, gomma e acqua già esistenti. Per farlo però occorrerà investire tanto. Il trasporto delle bici sui treni, ad esempio, si scontra ancora in grande parte con regole obsolete e strutture inadeguate. Parlare di bici sui bus invece è al momento addirittura inimmaginabile”.

    Comunicato stampa Vento Bici Tour 2015