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Nuovo codice: “pedoni e ciclisti più sicuri”. Intervista a Michele Pompeo Meta

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Il Presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, Michele Pompeo Meta, commenta la legge delega al Governo per la riforma del Codice della strada

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  • Quali sono i punti del ddl che tutelano maggiormente l’utenza vulnerabile (cioè anziani, bambini, pedoni e ciclisti)?

Se dovessi scegliere una parola sola per riassumere l’obiettivo di questa legge delega, predisposta dalla Commissione Trasporti e appena approvata dall’Aula di Montecitorio, quella parola sarebbe certamente “sicurezza”: non è un caso che i due principi di delega più ampi e articolati, contenuti nell’articolo 2,  siano finalizzati a questo obiettivo. E l’introduzione del concetto di utenza vulnerabile – individuata in categorie quali bambini, anziani, disabili, pedoni, ciclisti, altri utenti di mezzi a due e tre ruote – rappresenta una novità importante, rispetto alla disciplina attuale. Da un lato, la legge tutela l’utenza vulnerabile attraverso prescrizioni finalizzate a evitare i comportamenti più pericolosi: sono previsti meccanismi premiali per gli automobilisti virtuosi e l’inasprimento delle sanzioni per chi lede l’incolumità di altri utenti della strada. Dall’altro, però, il provvedimento non chiama in causa solo gli automobilisti, ma anche gli enti proprietari e gestori delle strade, fissando criteri appositi nella progettazione dello spazio stradale. Ad esempio, si prevede la limitazione della presenza a bordo strada di ostacoli fissi artificiali e una disciplina puntuale e rigorosa della pubblicità; si prevede anche una revisione complessiva dell’uso della segnaletica, sulla base di criteri quali la semplificazione, la visibilità, l’attenzione all’utenza vulnerabile.

  • Nel testo si parla della possibilità di allargare le zone 30 nelle nostre città, una battaglia di molti amministratori: avete voluto dare uno strumento di intervento ancora più efficace, in battaglie che a volte si scontrano con interessi diversi?

Il discorso sulle “zone 30” è certamente un segnale di attenzione specifica all’utenza vulnerabile nelle aree urbane, dove convivono diverse tipologie di utenza e dove dunque gli interessi possono essere contrapposti. L’introduzione della possibilità di allargarle è già un primo passo, e un principio importante, che va poi declinato – caso per caso – nelle diverse realtà: un criterio di buonsenso, ad esempio, può essere quello di istituire “zone 30” laddove la presenza di utenza vulnerabile è particolarmente significativa, quali le aree in prossimità delle scuole, degli ospedali, nonché le vie centrali caratterizzate da attività commerciali e residenziali particolarmente intense.

  • Trasporto pubblico da incentivare: la parola interconnessione sembra essere quella a cui pensate quando parlate di trasporto pubblico. Cosa intendete? Qual è il vostro obiettivo?

Nell’ambito del codice della strada, un criterio introdotto nella delega stabilisce che il trasporto pubblico possa essere favorito attraverso norme specifiche che ne agevolino la circolazione, avendo sempre particolare riguardo al tema della sicurezza. Ma mi si lasci aprire una parentesi, perché il tema del trasporto pubblico locale è uno degli argomenti centrali del lavoro della Commissione che presiedo: a giugno 2013, pochi mesi dopo l’inizio della legislatura, abbiamo iniziato un’ampia e approfondita indagine conoscitiva sull’argomento, che si è conclusa ad aprile 2014 con l’approvazione di un articolato documento di esame della situazione del settore e di elaborazione di proposte. Proprio da questa indagine è emerso come le carenze del trasporto pubblico in Italia dipendano non tanto dall’insufficienza dell’offerta, quanto piuttosto dal fatto che l’offerta non corrisponda adeguatamente alla domanda, per cui in media i mezzi pubblici sono scarsamente utilizzati. E così la Commissione ha introdotto nella delega anche un criterio che fa riferimento all’interconnessione tra il trasporto pubblico e altre tipologie di trasporto, con l’intenzione di sollecitare il Governo a inserire nel nuovo codice misure che agevolino una programmazione dei servizi di trasporto pubblico che favorisca l’interscambio sia tra le diverse modalità con cui tali servizi sono effettuati (ad esempio, coordinare i treni dei pendolari con gli autobus), sia tra il trasporto pubblico e i diversi mezzi di trasporto privato (ad esempio, nei centri urbani, collegare le linee del trasporto pubblico su bus con i parcheggi periferici e semi periferici). In ogni caso, il nostro lavoro continua anche al di là della legge delega: abbiamo già avviato l’esame di una proposta di legge riguardante ulteriori misure a sostegno del trasporto pubblico locale, riguardanti in particolare le risorse finanziarie, le modalità di affidamento dei servizi e l’organizzazione degli stessi, che non possono trovare collocazione appropriata nel codice della strada.

  • La nuova mobilità per i centri urbani modifica e migliora la qualità della vita nelle nostre città: meno inquinamento, meno incidenti, risparmio economico, nuovi assetti urbani e nuove città a misura di cittadino. Sono state anche le vostre riflessioni?

Il nuovo codice della strada dovrà fornire un complesso di regole per una mobilità più sicura e più sostenibile: ciò significa – è evidente – anche una migliore qualità della vita, in particolare nei centri urbani. La Commissione Trasporti si è impegnata a fondo per sviluppare questa prospettiva. Infatti, nel momento in cui si chiede al Governo di scrivere un codice della strada più semplice e leggibile, al tempo stesso si affida al codice un nuovo compito, vale a dire quello di assicurare, in particolare in ambito urbano, la coesistenza delle attività residenziali ed economiche con la mobilità, assegnando priorità alle esigenze dell’utenza vulnerabile.

  • Si può dire che si tratta di un approccio più europeo alla mobilità?

Sicuramente lo è, da due punti di vista. Innanzitutto, si richiede la piena corrispondenza della normativa nazionale con la disciplina Ue, prevedendo anche un’ampia delegificazione, in modo da affidare a regolamenti le materie che hanno un prevalente carattere tecnico e che spesso, per ragioni di omogeneità all’interno del mercato unico, sono definite a livello europeo. Ma il nuovo codice della strada sarà un codice più europeo anche in un altro senso: proprio l’attenzione che la delega riserva al tema dell’utenza vulnerabile e a quello del coordinamento tra la mobilità e il complesso della vita sociale ed economica, che la mobilità stessa ha il compito di servire, prende spunto da importanti esperienze di successo di altri Paesi europei – penso ad esempio alla Germania, al Belgio, all’Olanda, alla Danimarca e alla Gran Bretagna – che riteniamo vantaggioso per tutti realizzare anche in Italia.