Home Incidenti stradali 2013: meno incidenti e meno vittime sulle strade italiane

2013: meno incidenti e meno vittime sulle strade italiane

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In attesa del nuovo rapporto Aci-Istat, Asaps fa un bilancio sugli interventi compiuti da Polizia Stradale e Carabinieri: i sinistri calano del 2,4% e quelli mortali diminuiscono del 15,2%.

incidente

Come sempre in anticipo, Asaps, l’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale ha fatto una prima fotografia della sicurezza stradale in Italia nel 2013. In attesa della nuova edizione del rapporto Aci-Istat, da sempre la principale pubblicazione statistica del settore, il report dell’associazione, che ha raccolto tutti i dati dei Carabinieri e della Polizia Stradale, ci informa che nell’anno passato gli incidenti sono stati 80.387, a fronte degli 82.385 censiti nel 2012, con una diminuzione del 2,4%. Quelli con esito mortale sono invece scesi addirittura del 15,2%, passando da 1906 a 1616, e conseguentemente sono calate anche le vittime: 2082 quelle censite nel 2.012, e 1.791 del 2013 (-14%). complessivamente già nel 2012 il rapporto Aci-Istat aveva certificato un significativo miglioramento, con 186.726 incidenti registrati a fronte dei 205.638 dell’anno precedente, per un totale di 3.653 morti (-5,4%) e 264.716 feriti (-9,3%). Tornando al 2013, gli analisti di ASAPS pensano che i maggiori controlli promossi sulle strade italiane, e l’aumento delle ore di funzionamento dei sistemi automatici di controllo della velocità, abbiano avuto un ruolo determinante per garantire questo miglioramento.

Detto questo, anche se è vero che in Italia si può parlare di una significativa riduzione degli incidenti e delle vittime della strada negli ultimi anni, occorre riconoscere che i nostri progressi sono più lenti rispetto a quelli registrati da altri paesi simili all’Italia. L’ultimo rapporto Aci-Istat parla chiaro: il tasso di mortalità sulle strade italiane – calcolato confrontando il numero di morti per ogni milione di abitanti – è pari a 61, a fronte di una media comunitaria che si attesta 55. Il dato ci posiziona al tredicesimo posto, dietro Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, e ancora troppo in ritardo se l’obiettivo è quello di dimezzare le vittime della strada da qui al 2020. E per avere speranze in tal senso, molto lavoro andrà fatto per contrastare i due principali fattore di morte a seguito degli incidenti, vale a dire la velocità e l’eccessivo consumo di alcol, fenomeni molto spesso fatalmente correlati tra loro.

Per quanto riguarda quest’ultimo fattore, in occasione di un recente convegno promosso dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale e dello European Transport Safety Council (ETSC),sono stati presentati i risultati uno studio per nulla rassicurante. Nel 2012, sul totale di 28mila persone decedute sulle strade dei 27 Paesi dell’Unione, 10mila di esse, più di un terzo, sono morte a seguito di incidenti imputabili all’alcol. “Se tutti gli automobilisti europei rispettassero le leggi sulla guida in stato di ebbrezza – ha spiegato il direttore esecutivo di ETSC Antonio Avenoso – potremmo salvare migliaia di vite ogni anno. Ora finalmente abbiamo gli strumenti per fare ciò. In Irlanda, ad esempio, l’inasprimento delle pene ha dato grandi progressi negli ultimi anni. Alcuni paesi stanno usando i dispositivi blocca motore per evitare che chi guida in stato di ebbrezza ripeta il reato. Queste soluzioni stanno funzionando negli altri paesi europei e potrebbero funzionare anche da noi”. Nell’attesa di ciò, è molto importante che anche i produttori di alcolici abbiano deciso da alcuni anni di dare il proprio contributo. Con la campagna “O Bevi O Guidi”, promossa dal 2009 su iniziativa di AssoBirra, migliaia di italiani hanno potuto ad esempio testare la sensazione e i rischi della guida in stato di ebbrezza in tutte le autoscuole del circuito Unasca, nei più importanti atenei e in diverse città.

A metà strada tra la campagna e l’azione repressiva, ed è questo l’elemento che rende questa iniziativa così interessante, sta infine la recente decisione della Polizia del Sussex, nel Regno Unito, di pubblicare i nomi dei conducenti ubriachi al volante on line, su Twitter e su i giornali locali. “Operation Dragonfly” il nome dell’iniziativa che prevede anche l’inasprimento dei controlli durante i mesi estivi, e mette a disposizione dei cittadini un sito e un numero telefonico per segnalare i conducenti in stato di ebbrezza alle autorità. “Se bevete – ha affermato il capo degli ispettori locali Natalie Moloney – non fatevi tentare dalla guida, e non dimenticate che se la nottata è stata particolarmente brava, anche il mattino seguente sarete sicuramente oltre i limiti consentiti dalla legge”. Sempre nel Regno Unito, un video realizzato nell’ambito della campagna Think non lascia d’altronde dubbi a riguardo: poche ore di sonno non bastano affatto per smaltire una sbornia.

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