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Bimbi dimenticati in auto: tragedie evitabili?

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    Negli USA muore un bambino ogni 10 giorni perché lasciato in automobile. E anche nel resto del mondo il problema è grave

    Da Flickr CC "Sleeping" di Janet McKnight: flic.kr/p/dYpnnY

    Da Flickr CC “Sleeping” di Janet McKnight: flic.kr/p/dYpnnY

    711 bambini morti nell’abitacolo dell’auto di famiglia. Di ipertermia, arresto cardiaco, asfissia, sotto il sole. Questo il triste bilancio negli soli Stati Uniti: una media di 37 l’anno dal 1998 a oggi. Il triste conteggio lo tiene – aggiornato al 9 giugno 2017 – noheatstroke.org, un’associazione no-profit che da anni è attiva affinché queste morti – che possono essere evitate – non accadano più.

    L’87% dei decessi riguarda bambini fino a 3 anni di età, riporta KidsandCars.org, altra associazione statunitense impegnata nella campagna di informazione e prevenzione, che sottolinea come nel 55% dei casi il genitore era sicuro di aver lasciato il bambino al nido, all’asilo, dalla baby sitter. Il 28% dei bambini deceduti si è introdotto autonomamente in auto rimanendo intrappolato. Infine il 17% dei genitori di bambini morti in auto ha lasciato il figlio intenzionalmente nell’abitacolo, dimenticandolo in seguito, distratto da eventi esterni (una telefonata, un incontro, un acquisto), sottovalutando il pericolo e ignorando che in appena 20 minuti la temperatura interna schizza trasformando l’auto in un forno.

    VIDEO Campagna USA:

    Ma non sono solo gli Stati Uniti, ovviamente, ad essere interessati a tali drammi: sono capitati episodi anche in Brasile (45 casi e 24 decessi accertati dal 2006 al 2016), e in Israele dove Safe Kids segnala 381 episodi di bambini lasciati soli in auto, nel 60 % da un parente, mentre nel restante 40 % i piccoli si erano chiusi dentro per gioco e sono rimasti intrappolati. Secondo l’associazione Beterem, nel 2016 ci sono state 7 piccole vittime. In Europa i dati a disposizione sono pochi, perché non esiste ancora un database con una casistica di morte infantile specificatamente codificata. In Francia, la Commissione per la sicurezza dei consumatori ha riportato 24 casi tra il 2007 e il 2009 e altri due casi sono segnalati in Belgio sempre nel 2007-2008.

    A parte i rari episodi di persone che lasciano volontariamente i figli in auto, spesso affetti da ludopatia (per giocare cioè ai video poker o affini), secondo gli studi fatti, la maggioranza dei genitori sono perfettamente sani di mente e amorevoli. In questi casi si tratta di persone colpite da amnesia dissociativa – disturbo causato da stress, stanchezza, mancanza di sonno o piccole variazioni della routine quotidiana – problema che potenzialmente può colpire chiunque.

    Ci sono allora dei consigli da seguire, per evitare eventi drammatici, ad esempio la regola del “guardare prima di bloccare”, oppure utilizzare un peluche o altro come promemoria visivo da appoggiare nel sedile anteriore lato passeggero, quando il bambino è posizionato sul seggiolino. Altro suggerimento riguarda il posizionamento della propria borsa con i documenti e del proprio cellulare sul sedile posteriore quando si viaggia con il bimbo.

    E in Italia c’è anche una proposta di legge, presentata il 10 ottobre 2014, che recita: “Al comma 1 dell’articolo 172 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, dopo le parole: «al loro peso» sono inserite le seguenti: «e dotato di un dispositivo di allarme antiabbandono»”.

    Anche perché le idee e le tecnologie non mancano: sono solo degli esempi Remmy, un sistema di allarme sonoro; il cosiddetto “salva-bebè”, dispositivo che collega il seggiolino al sedile del guidatore e Ricordati di me”, sistema che se registra che il bambino è seduto sul seggiolino ma lo sportello lato guida è stato aperto, il motore è spento e il sedile del guidatore è vuoto, attiva automaticamente le quattro frecce e apre il finestrino di qualche centimetro. Se poi non interviene nessuna azione da parte del genitore-guidatore, il sistema fa partire una sirena e invia sms al cellulare.

    Fonte: Repubblica Motori, Silvia Bonaventura

    Foto in home page da Flickr CC: Dreams’ Killer di Stefano Corso