Home Sicurezza stradale Nuove regole sulla strada. Scopriamo le anticipazioni con l’Onorevole Paolo Gandolfi

Nuove regole sulla strada. Scopriamo le anticipazioni con l’Onorevole Paolo Gandolfi

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    Dopo 22 anni di norme, anche se in parte modificate nel corso del tempo, per pedoni, ciclisti e conducenti, il vecchio Codice della Strada è pronto per essere rivoluzionato.

    ImmagineLa Commissione Trasporti della Camera ha discusso varie proposte di modifica, adottando infine un testo unificato con il quale delega al Governo la riforma del Codice del ’92. Perché si è sentita l’esigenza di aggiornare l’ordinamento della circolazione stradale? Innanzitutto perché in tutti questi anni le strade sono molto cambiate: è vero che gli anni’60 hanno visto, con il boom economico, l’intensificarsi del traffico (nel trentennio 1961-1991 le autovetture in circolazione sono passate da 2.500.000 a 28.500.000). Altrettanto vero è che i 7.498 morti in incidenti stradali del ’91 si sono più che dimezzati fino ai 3.653 del 2012, grazie anche all’introduzione, a partire dal 2010, di strumenti come la patente a punti , insieme a controlli più stretti su alcol e velocità. Ma nel corso degli ultimi 20 anni le infrastrutture, le abitudini in fatto di trasporti e le tecnologie si sono evolute così rapidamente che una riforma delle regole che governano la circolazione su strada si è resa necessaria.

    Oggi l’Italia è attraversata da circa 37 milioni di autovetture, fra cui modelli gpl ed elettrici, 14 milioni di biciclette, quasi 7.000 km di rete autostradale, posteggi di car e bike sharing, piste ciclabili a sede protetta, zone a 30 km/h, sistemi altamente tecnologici per il controllo delle infrazioni. Insomma un mondo nuovo e in continuo sviluppo, che richiede una rivoluzione dei princìpi stessi che regolavano la mobilità fino ad oggi, basata sulla separazione dei flussi di traffico: la parola chiave diventa oggi, al contrario, l’europeissima “condivisione”, sia di mezzi di trasporto che di spazi cittadini.

    Nello specifico, la proposta di riforma del Codice è stata pensata intorno a tre concetti fondamentali, riassunti in cosiddette “tre s”. In primis l’attenzione è focalizzata sulla sicurezza: l’Onorevole Paolo Gandolfi, relatore del disegno di legge, ci spiega che il fatto che si parli oggi di ”utenza vulnerabile” – e non più “debole” –  è già una novità, che vuole rendere esplicito l’obiettivo della sicurezza per i bambini, gli anziani, i disabili, i pedoni, i ciclisti e i motociclisti, considerando le specifiche condizioni di ciascuno. Tale indirizzo, continua Gandolfi, viene esplicitato in vari punti del testo in discussione, in particolare in relazione alla mobilità nei centri urbani e pensando in special modo a bambini e anziani, vittime innocenti del traffico.

    Il secondo ambito riguarda la sostenibilità, per ripensare le città in termini di efficienza, pulizia, accessibilità e mobilità green. Se il Codice del ’59 nasceva per esigenze trasportistiche, racconta Gandolfi, e se le riforme dagli anni novanta in poi hanno introdotto il tema della sicurezza grazie a controlli più severi sull’eccesso di alcol e velocità e sull’uso di cinture, caschi, seggiolini, ecco che questa riforma introduce un terzo tema, la mobilità sostenibile: “il nuovo codice dovrà farsi carico di contribuire alla sostenibilità ambientale del traffico, per esempio favorendo soluzioni come il l’Ecopass di Milano, che è stato osteggiato proprio a causa di mancanza di chiarezza in questo senso”.

    L’ultima “s” riguarda invece la semplificazione, perché le nuove regole dovranno aiutare il rapporto fra le persone e fra persone e veicoli sulle strade, senza inghippi normativi o burocratici. Una bella sfida, che Gandolfi specifica con la volontà di ridurre il Codice “alla sola parte dei comportamenti”, semplificando anche il sistema delle sanzioni e dei ricorsi: “l’idea è che norme più semplici e logiche promuovano maggiormente una cultura del rispetto delle regole stesse”. Indicazioni semplici e chiare: meno cartelli, ma, ove presenti, più controlli. In quest’ottica verrà favorito l’uso di strumenti telematici e di controllo automatico, di banche dati e delle scatole nere. Insomma il tentativo è quello di “aprire il la gestione delle strade ad un futuro che è già presente, con un Codice 2.0”.

    Seguendo tali inclinazioni, ci si avvicina maggiormente alle scelte e alle innovazioni che, sullo stesso tema, hanno caratterizzato negli ultimi anni la mobilità cittadina degli altri paesi europei. In più punti, infatti, la riforma che si vuole realizzare si riferisce con chiarezza all’Europa, sia comunitaria che intesa come singoli paesi membri,affinché “ciò che ha dato buoni risultati rendendo più sicure e belle le città europee, diventi consuetudine anche in Italia”.

    Passiamo infine a qualche concreta anticipazione sulla proposta di riforma: verrà abolito, per i neopatentati, il divieto di guidare auto “potenti”, se affiancati da un autista esperto. Tale scelta vuole risolvere una situazione contraddittoria che, oggi, permette a guidatori non ancora patentati, ma in possesso di foglio rosa, di guidare auto di grossa cilindrata, mentre nega quest’apertura a chi ha la patente da meno di un anno. Lo stesso principio varrà “per gli ultraottantenni, anche col pensiero rivolto a recenti casi di mancato controllo di auto molto potenti, con conseguenze gravissime”.

    Si parla poi di “casi specifici e tassativi” in cui sarà possibile, ove vi fosse infrazione, scegliere di pagare una supermulta che eviti la decurtazione dei punti dalla patente. Nasce il dubbio che tale norma rischi di essere criticata come non democratica, dato che permetterà a chi ha maggiori disponibilità economiche di “salvare” la propria patente. Gandolfi spiega che ci si limiterà, per l’attuazione di tale regola, ai quei casi in cui non si riesca a determinare il conducente, e di conseguenza la persona a cui andrebbero decurtati i punti dalla patente.  “E’ un problema che deriva da sentenze sfavorevoli alle amministrazioni pubbliche, quando il proprietario si è dimostrato nell’impossibilità di dire chi guidasse l’auto”.

    Quindi mobilità sostenibile, attenzione a chi è più vulnerabile nella circolazione sulle strade, possibilità da parte dei cittadini di comprendere e facilmente rispettare le norme in essere. Sembra che la riforma del Codice della Strada, è proprio il caso di dirlo, stia andando nella giusta direzione. 

    Per saperne di più:

    > I lavori della Commissione Trasporti

    Foto in home page da Flickr: “Olive Motorway” di Paolo Margari

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