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In Italia morti sul lavoro al minimo storico, ma il 55% rimane ucciso sulla strada

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    Secondo i primi dati dell’Inail, con 660 infortuni mortali accertati il 2013 ha fatto registrare un -21% rispetto all’anno precedente. Rimaniamo però il fanalino di coda in Europa. Calo del 13% anche per le vittime sui mezzi di trasporto.

    "Fashination Street" di MuchO

    “Fascination Street” di MuchO

    La buona notizia, riportata nella relazione Inail riferita al 2013, è che sempre meno italiani muoiono mentre svolgono il proprio lavoro, anche se il drammatico bilancio di quasi due morti al giorno fa rimanere l’Italia in cima alla lista nera europea. Dal 2009, anno in cui le “morti bianche” erano all’ordine del giorno nei servizi televisivi e negli articoli di giornale, secondo l’Inail le vittime accertate sono diminuite del 35%, passando da 1.022 a 660. Rispetto al 2012 (anno in cui i morti sul lavoro sono stati 835) il calo è stato comunque altrettanto significativo, facendo segnare un -21%. I lavori più “pericolosi” si sono confermati l’agricoltura, l’edilizia e l’industria meccanica.

    Un dato significativo è quello relativo agli infortuni avvenuti sulle strade: sul totale, ben il 55,76% (368) delle vittime ha perso la vita mentre si trovava a bordo di un mezzo di trasporto, sia in itinere che in orario di lavoro. Il trend è comunque positivo, perché in calo del 13% rispetto al 2012. Ma, comunque, nell’arco di un anno, 186 lavoratori sono rimasti vittime mentre  usavano mezzi aziendali – in questo computo rientrano i trasfertisti, nonostante utilizzino la propria autovettura –  mentre 182 persone sono morte sul tragitto verso o dal luogo di lavoro. In pratica tassisti, camionisti, corrieri e tutti gli altri “utenti lavoratori” della strada sono i più colpiti da infortuni ed incidenti. Discorso a parte va fatto per le cosiddette “morti verdi” – cioè gli operatori agricoli che rimangono vittime di incidenti legati al proprio trattore o mezzo agricolo – che nel 2013 hanno visto addirittura un incremento del 10% (173 morti).

    "Providence Tiltshift" di Amanda Richards

    “Providence Tiltshift” di Amanda Richards

    E com’è la situazione europea? Il confronto con gli altri Paesi va affrontato con cautela, perché la materia è spesso gestita diversamente e i dati si fermano a qualche anno fa. Per dare però una panoramica generale, secondo statistiche Eurostat aggiornate a dicembre 2012, considerando le attività del Nace-R2 (una sorta di ‘paniere’ delle 13 attività economiche comuni ai paesi della Ue), l’Italia tra il 2008 e il 2010 è stato per valori assoluti il Paese con più morti sul lavoro (718 vittime nell’ultimo anno considerato, contro le 567 della Germania, le 550 della Francia, le 338 della Spagna e le 172 della Gran Bretagna). La Commissione Europea, per studiare e mettere in atto misure di prevenzione, ha varato un nuovo quadro strategico per il periodo 2014–2020 al fine di contrastare l’emergenza che riguarda 217 milioni di persone, ovvero tutta la forza lavoro dell’Ue.

    Proprio di prevenzione si parlerà nell’ambito della Settimana Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, che si svolgerà dal 21 al 25 ottobre, durante la quale verranno organizzati incontri, iniziative e convegni in tutta Italia e in tutta Europa.

    Per saperne di più:

    http://www.inail.it

    https://osha.europa.eu/it/front-page

    http://cadutisullavoro.blogspot.it/

    http://www.vegaengineering.com/osservatorio-sicurezza-sul-lavoro-infortuni-mortali/

    Foto in home page: “Providence Tiltshift” di Amanda Richards

     

     

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