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Mobilità rischiosa per ciclisti e pedoni

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Nel 2014, secondo il rapporto Aci-Istat sugli incidenti stradali in Italia, ciclisti e pedoni sono tornati ad essere ancora più vulnerabili. Simona Larghetti di Salvaiciclisti, nella Giornata Mondiale ONU del Ricordo delle Vittime della Strada (WDR): “In Italia ci muoviamo secondo modelli obsoleti”.

amsterdam-925131_1920Se il 2013 era stato un anno positivo per la forte diminuzione delle vittime sulla strada fra i ciclisti (-14%) e i pedoni (-4,7%), il 2014 è stato segnato da un aumento dell’8,8% delle vittime fra gli amanti delle due ruote e di 4,9% fra i pedoni. Pedalare e camminare in città può diventare un’attività con un certo grado di rischio. E questa inversione di tendenza – insieme ad altri dati preoccupanti che riguardano anziani e giovanissimi utenti della strada, ha determinato una più generale frenata sulla sicurezza, così come è analizzato nel Rapporto Aci- Istat.

In particolare nel 2014 sono stati 273 i ciclisti rimasti vittime di incidenti stradali e 16.994 i feriti per un totale di 18.055 biciclette coinvolte in incidenti stradali con lesioni a persone nel 2014. Le biciclette continuano a mantenere, anche nel 2014, la terza posizione in graduatoria, dietro autovetture e motocicli, per numero di vittime. Se si considerano poi i soli utenti vulnerabili, escludendo i pedoni, i ciclisti rappresentano la categoria più a rischio dopo i motociclisti.

I ciclisti deceduti sono più numerosi tra i 70 e gli 89 anni (42,5% del totale ); fra i feriti, invece, le percentuali più elevate si registrano per le età comprese tra 35 e 54 anni (circa il 33% del totale).

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Simona Larghetti (foto: dynamo.bo.it)

Simona Larghetti , vicepresidente di Salvaiciclisti di Bologna e presidente della Consulta della bicicletta del capoluogo felsineo, ha idee precise sulla mobilità. “Il problema della sicurezza stradale si inserisce in un quadro più ampio che è quello di un modello di spostamento obsoleto. Purtroppo stiamo scontando la scarsa lungimiranza da parte del Governo sul problema della mobilità proprio nel momento in cui la cultura comune sta cambiando ed è disponibile ad accogliere un cambiamento di abitudini. Chi dovrebbe cavalcare la richiesta sempre più pressante di servizi, risorse e idee che diano una svolta al modo in cui ci si sposta, non ha adeguatamente risposto, proponendo infrastrutture vecchio-stampo e viaggiando a rilento sulle necessarie riforme al Codice della Strada”.WDR_IT_2015_poster_01.10.2015_update-final-150dpi-A3_ITALIAN

Domenica 15 novembre è stata la “Giornata Mondiale ONU del Ricordo delle Vittime della Strada e voi come associazione avete organizzato un’iniziativa a Bologna. A livello mondiale, le vittime della strada sono circa 1.250.000, mentre, sempre secondo i dati ONU, ciclisti e pedoni rappresentano più di un quarto del numero totale delle vittime (26%). Un commento riguardo all’Italia?

“L’uso della bici e la pedonalità stanno aumentando, ma non aumenta, in risposta, il pacchetto di provvedimenti e di ripensamento degli spazi urbani, che, per come sono stati disegnati, mettono in conflitto ciclisti e pedoni e li espongono alla convivenza con alta velocità e comportamenti irresponsabili, ormai stratificati nel sentire comune. Questo dato deve far riflettere tutti gli attori sociali, sulla necessità di procedere verso una responsabilizzazione culturale e sociale che riguarda tutti, dalle scelte ai comportamenti”.

Cosa serve di concreto per far fronte a questa drammatica situazione? per avere una mobilità nuova, sostenibile e garantire più sicurezza, in particolare per l’utenza più vulnerabile?

“Manca un nuovo Codice della Strada che regoli in modo più specifico le responsabilità effettive negli scontri stradali, mancano interventi che trasformino le strade delle città in vero e proprio spazio pubblico, interventi che spesso sono anche a bassissimo costo. Manca lo spostamento delle risorse dalla mobilità privata al trasporto pubblico locale, percepito come un problema e mai come una risorsa. Positivo è che nel progetto del nuovo Codice della Strada, in discussione nel Parlamento, si propone una città a 30 chilometri orari: basterebbe questo per proteggere i più vulnerabili. Rispettare i 30 km/h significa non aumentare i tempi di percorrenza e diminuire la possibilità di un impatto mortale del 90%”.

Il Movimento Salvaiciclisti ha un’ispirazione europea e molti Paesi europei, del Nord Europa ma anche Paesi come la Slovenia o la Francia sembrano avere più determinazione nel promuovere la mobilità nuova. Dal confronto come ne esce l’Italia?

“L’Italia sta guardando con interesse a quello che accade altrove, le spinte maggiori vengono da turismo, opportunità economiche come produzione e commercio legate alla bici e alla mobilità leggera. Purtroppo questa spinta non si è ancora tradotta in provvedimenti efficaci. Per adesso la parte più avanguardista la fanno le piccole amministrazioni locali e le giovani imprese. Speriamo siano un esempio seguito da chi prende le decisioni”.