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Omicidio stradale: verso l’introduzione del reato

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    Le nuove misure commentate dal relatore Senatore Giuseppe Cucca e Alfredo Giordani di #Salvaiciclisti

    immagineUna giornata particolare quella del 24 marzo 2015: mentre in 24 città italiane associazioni e familiari delle vittime manifestavano per l’introduzione rapida del reato di omicidio stradale, la Commissione Giustizia del Senato approvava a larghissima maggioranza il Disegno di Legge n.859 “Modifiche al codice penale, all’articolo 380 del codice di procedura penale e al codice della strada, in materia di omicidio stradale”.

    Naturalmente si tratta di un primo passo, infatti entro il 22 aprile dovranno essere presentati gli emendamenti e solo allora si potrà capire quale tipo di percorso avrà questo provvedimento.

    Al momento, il dato rilevante è il via libera dei legislatori al testo unificato che introduce il reato di omicidio stradale con pene fino a 12 anni. Il relatore del testo, senatore Giuseppe Cucca, ha così commentato il provvedimento: “Abbiamo introdotto una nuova figura, specifica, nel codice penale: il reato di omicidio stradale che prevede pene da 8 a 12 anni se il colpevole è alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze psicotrope, da 6 a 9 anni se l’incidente è provocato da una velocità doppia rispetto a quella consentita; e ancora da 6 a 9 anni di pena se l’autista fugge“. La nuova norma introduce anche il reato di omicidio stradale plurimo con pene aumentate fino al triplo, fino ad un massimo di 18 anni. In tutti i casi è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza e prevede le lesioni personali stradali.

    Da ricordare che, in queste settimane, all’esame del Senato c’è il DDL riguardante la riforma del Codice della strada, che – cosi come approvato in prima lettura dalla Camera – dovrebbe avere una nuova impronta rispetto al passato: caratterizzandosi per una concreta centralità dell’utenza vulnerabile.

    Due provvedimenti che hanno l’obiettivo di ridisegnare l’approccio alla sicurezza stradale e alla mobilità, che dovrà essere sempre più sostenibile.

    Sul reato di omicidio stradale abbiamo chiesto un commento ad Alfredo Giordani, del Movimento #Salvaiciclisti (settore sicurezza stradale) e Coordinatore della rete nazionale #Vivinstrada.

    Ieri c’è stata l’approvazione al senato, commissione giustizia di un testo che prevede l’introduzione del reato di omicidio stradale con pene severe. Salvaiciclisti, che si occupa di chi va sulle due ruote, cosa ne pensa?

    Noi siamo favorevoli all’introduzione del reato di omicidio stradale.

    La sicurezza stradale è un tema da sempre colpevolmente trascurato dalle istituzioni sebbene non abbia pari in quanto a gravità sociale, umana ed economica.

    I media stessi si attivano in occasione di grandi tragedie o quando scendono in piazza le vittime dell’olocausto stradale (termine usato appropriatamente da Asaps) , in pratica quando fa notizia e audience. E quando la richiesta risolutiva, quasi magica, è l’introduzione del reato di omicidio stradale.

    Ci sono esempi europei importanti?

    Certo. La posizione del movimento #Salvaiciclisti, come quella di rete #Vivinstrada che riunisce molte associazioni che operano per la sicurezza stradale, è più vicina al modello inglese [ndr : Nel Regno Unito cagionare al volante la morte altrui configura specifici reati, che corrispondono a diverse condotte di guida. La normativa di riferimento è il “Road Traffic Act 1988”, e successive modifiche, e il “Criminal Justice Act 2003”] . Gli inglesi distinguono fra chi causa vittime in incidenti provocati dal superamento dei limiti di velocità e dal passaggio con il rosso, prevedendo fino a 14 anni di reclusione, e chi, invece, causa incidenti mortali dovuti alla guida distratta e al mancato rispetto della distanza di sicurezza, per i quali sono previsti fino a 5 anni di reclusione.

    L’inasprimento delle pene, una nuova mobilità, la consapevolezza della necessità di ripensare le città non più a misura di auto sono elementi nuovi che indicano come qualcosa di positivo stia maturando e portando ad una maggiore sicurezza per ciclisti e pedoni?

    Certamente qualcosa sta cambiando, in meglio. Un solo provvedimento, anche se severo, non è sufficiente a mettere fine alla strage stradale. Il reato deve essere visto come la componente finale di un sistema organico che prevede alla base una fase fondamentale di comunicazione, sensibilizzazione e coinvolgimento di tutti gli utenti della strada, singolarmente e collettivamente, sia nei giovanissimi come, e soprattutto, chi già ha il titolo di guida.

    Si sta discutendo anche della riforma del Codice della strada, che dovrebbe avere una attenzione forte verso l’utenza vulnerabile della strada, in questo momento sempre al Senato. La sicurezza stradale pare al centro dell’attenzione del legislatore: cosa serve per cambiare veramente passo?

    Componente imprescindibile di un serio programma di sicurezza stradale è l’obiettivo del ripristino della legalità sulle strade, quindi portando tramite un adeguato impiego di uomini e tecnologie al rispetto delle regole di umana convivenza previste dal Codice della strada.
    Le “buone notizie” descritte dai
    rapporti Aci-Istat nascondono una triste e pericolosa realtà, la diminuzione delle vittime è dovuta più che altro agli adeguamenti tecnologici introdotti dall’industria automobilistica a cui pare lo Stato abbia demandato le politiche di sicurezza stradale. E i dati sull’incidentalità dell’utenza debole confermano questa inaccettabile situazione. Per affrontare questi temi, un momento importante sarà il tavolo di lavoro Muoversi in Sicurezza che si terrà nell’ambito degli Stati Generali della Mobilità Nuova del 11 e 12 aprile a Bologna per l’illustrazione dettagliata della grave situazione della sicurezza delle nostre strade.