Meno morti sulle strade

Info

Incidenti stradali

Materiali scaricabili

Rapporto ACI-ISTAT 2018 (aggiornato ottobre 2019)


Social media

​Nel 2018 diminuiscono dell’1,6% i morti sulle strade italiane, in calo anche incidenti e feriti. Aumentano le vittime fra i pedoni e i ciclomotoristi. Cresce anche il numero dei morti con meno di 19 anni e over 70

Nel 2018 si sono verificati in Italia 172.344 incidenti stradali con lesioni a persone; le vittime sono state 3.325 e i feriti 242.621. Rispetto all’anno precedente tornano a diminuire i morti sulle strade (-53 unità, pari a -1,6%) dopo l’aumento registra​to nel 2017; in diminuzione anche incidenti e feriti (rispettivamente -1,5% e -1,7%). Questo in sintesi il quadro che fa ACI –ISTAT nel suo tradizionale report annuale.

Tra le vittime risultano in aumento i pedoni (609, +1,5%​), i ciclomotoristi (108, +17,4%) e gli occupanti di autocarri (188, +15,3%). Sono in diminuzione, invece, i motociclisti (685, -6,8%), i ciclisti (219, -13,8%) e gli automobilisti (1.420, -3%).

Le tre principali cause di incidenti sono la distrazione alla guida (16,3%), il mancato rispetto della precedenza (14,2%) e la velocità troppo elevata (10,2%).

Il numero degli incidenti con esito mortale sulle autostrade rimane comunque sostanzialmente invariato – da 253 a 255 tra il 2017 e il 2018. Sulle strade extraurbane e urbane le vittime diminuiscono (rispettivamente 1.596, -1,2% e 1.402, -4,4%).

Da questo punto di vista le strade urbane si confermano come il luogo di maggiore criticità con il 73,6% di incidenti, a fronte di quelle extraurbane con il 21% e le autostrade e raccordi con il 5,4%.

Se si guarda al panorama dell’Unione europea, è interessante notare che il numero delle vittime di incidenti stradali diminuisce nel 2018, seppure in misura contenuta (-1% rispetto al 2017): complessivamente, sono state poco più di 25mila contro 25.321 del 2017. Ogni milione di abitanti, nel 2018 si contano 49,1 morti per incidente stradale nella Ue28 e 55 nel nostro Paese, che sale dal 18° al 16° posto della graduatoria europea Il tasso di mortalità stradale passa da 55,8 a 55,0 morti per milione di abitanti tra il 2017 e il 2018.
Rispetto agli obiettivi europei, nel confronto tra il 2018 e il 2010 (anno di benchmark per la sicurezza stradale) i decessi si riducono del 21% in Europa e del 19,2% in Italia: molto lontani dal meno 50% fissato come traguardo (obiettivo riproposto anche per il 2030).

Rispetto al 2017, il report segnala aspetti in continuità con gli anni precedenti. Ad esempio, gli utenti più vulnerabili continuano a rappresentare circa il 50% dei morti sulle strade. Infatti, gli indici di mortalità e lesività per categoria di utente della strada evidenziano i rischi più elevati per gli utenti vulnerabili rispetto a quelli di altre modalità di trasporto. L’indice di mortalità per i pedoni, pari a 3,2 ogni 100 incidenti per investimento di pedone, è quasi cinque volte superiore a quello degli occupanti di autovetture (0,7); il valore dell’indice riferito ai motociclisti è 2,4 volte superiore, per i ciclisti è, invece, il doppio.

Nel complesso, facendo riferimento agli anni di benchmark per la sicurezza stradale 2001 e 2010, le categorie maggiormente penalizzate sono quelle dei ciclisti (-40,2% dal 2001, -17,4% dal 2010) e pedoni (-41,0% dal 2001, -1,9% dal 2010). La classe di utenti che presenta i maggiori guadagni in termini di riduzione della mortalità negli ultimi 18 anni è quella degli automobilisti (-63,1% dal 2001 e -22,1 dal 2010), anche per i notevoli progressi della tecnologia messa in campo per la costruzione di dispositivi di sicurezza dei veicoli.

Altro elemento significativo evidenziato è la struttura per età dei deceduti nel 2010 e nel 2018 mostra, inoltre, come l’età delle vittime sia sistematicamente aumentata nel tempo, con proporzioni più elevate di individui nelle fasce di età mature e anziane rispetto al passato. Fermo restando il fatto che nel 2018 sono aumentati i tassi di mortalità stradale per i più giovani (addirittura per la fascia 15 – 19 anni si registra un aumento del 25,4%) accanto alle persone più anziane (per la fascia 70 – 74 si registra un +22%).