Nel 2020, anno del Covid, meno vittime sulla strada

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Incidenti stradali

​​​​Fonte: Istat.it

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Calano anche gli incidenti e i feriti. Ma a pagare di più sono ancora i più giovani (20-29 anni) e gli over 70.

Il 2020 rappresenta un anno particolare ed evocativo da diversi punti di vista: chiude il decennio della sicurezza stradale 2011 – 2020, ed è al tempo stesso il primo anno dominato dalle crisi sanitaria ed economica provocate dalla pandemia del Covid-19.

Quindi i dati rilevati dal nuovo Rapporto Istat sono difficilmente paragonabili con quelli del decennio che chiude, quanto piuttosto delineano uno scenario nuovo col quale fare i conti per il futuro. Restano comunque interessanti e fanno riflettere le caratteristiche di questi numeri, benché registrati in periodi di lockdown che hanno determinato il blocco quasi totale della mobilità e della circolazione da marzo a maggio inoltrato e successivamente anche nei mesi invernali influendo in maniera determinante sull'incidentalità stradale.

Nel 2020 sono 2.395 i morti in incidenti stradali in Italia (entro 30 giorni dall'evento), in calo del 24,5%, e 159.249 i feriti (-34%). Gli incidenti sono stati 118.298, in drastica diminuzione rispetto al 2019 (-31,3%). Anche i feriti gravi risultano in forte diminuzione rispetto al 2019, ne sono stati registrati 14.102, con un calo del 20%, più contenuto rispetto a quelli delle vittime e dei feriti nel complesso. Il rapporto tra feriti gravi e decessi si attesta a 5,9, di poco superiore ai valori medi registrati nel quinquennio precedente, prima dell'era Covid-19.

Anche nella Ue27 il numero delle vittime di incidenti stradali diminuisce drasticamente, -17,2% rispetto all'anno precedente. Complessivamente, nel 2020 sono state quasi 19mila contro 22.763 del 2019. Nel confronto tra il 2020 e il 2010 (anno di benchmark per la sicurezza stradale) i decessi si riducono del 36,5% in Europa e del 41,8% in Italia (l'obiettivo era meno 50%). Ogni milione di abitanti, nel 2020 si contano 42,3 morti per incidente stradale nella Ue27 e 40,3 nel nostro Paese (52,6 nel 2019), che passa dal 16° al 12° posto della graduatoria europea.

Le vittime si riducono per tutti gli utenti della strada. Per gli occupanti di mezzi pesanti (117; -14,6%), motociclisti (586; -16,0%) e pedoni (409; -23,4%) si registrano i cali più contenuti. Tra gli altri utenti, le vittime su autovetture diminuiscono del 27,9% (1.018), quelle su ciclomotori del 33% (59), i ciclisti registrano, infine, una variazione pari a -30,4% (176). Nel 2020 si rileva anche la prima vittima su monopattino elettrico.

Il calo degli incidenti interessa tutti gli ambiti stradali; la flessione più consistente si registra sulle autostrade (-39,9%), seguono le strade urbane (-31,7%) e quelle extraurbane (-27,5%). Le vittime scendono del 37,1% sulle autostrade (195), del 25,7% sulle strade extraurbane (1.139) e del 20,3% sulle strade urbane (1.061).

Le prime tre cause principali di incidenti sono la guida distratta o "andamento indeciso" (23.802 incidenti: il 15,7% del totale), mancato rispetto di precedenza o semaforo (21.985 incidenti: 14,5%) e velocità troppo elevata (15.194: 10%).

In ultimo vale la pena sottolineare quattro aspetti.

Prima di tutto, sebbene il 2020 rappresenti un anno peculiare e non verrà utilizzato per monitorare i progressi nella sicurezza stradale nel prossimo decennio, appare comunque utile fare un bilancio sulle variazioni percentuali del 2020 rispetto agli anni di benchmark per la sicurezza stradale 2001 e 2010. Le categorie maggiormente penalizzate sono quelle dei ciclisti (-51,9% dal 2001, -33,6% dal 2010), dei pedoni (-60,4% dal 2001, -34,1% dal 2010) e dei motociclisti (-30,9% dal 2001, -38,3% dal 2010). Le classi di utenti che presentano i maggiori guadagni in termini di riduzione della mortalità negli ultimi 20 anni sono quelle di ciclomotoristi e automobilisti. I traguardi raggiunti si devono a una molteplicità di fattori, tra i quali la sensibilizzazione a un corretto utilizzo del casco e dei dispositivi di sicurezza e i notevoli progressi della tecnologia per la costruzione di dispositivi di sicurezza dei veicoli.

In secondo luogo, se osserviamo la struttura per età e genere dei deceduti nel 2010 e nel 2020 mostra come l'età delle vittime continui ad aumentare sistematicamente nel tempo, con proporzioni più elevate di individui nelle fasce di età mature e anziane rispetto al 2010, in relazione all'invecchiamento della popolazione. La distribuzione dei tassi di mortalità stradale per età, calcolati sulla popolazione residente, conferma ancora lo svantaggio delle classi di età più giovani (20-29 anni) e degli individui ultrasettantenni: il tasso specifico di mortalità più elevato è nella classe di età 80-84 anni (78,2 ogni milione di abitanti) e tra i più giovani nella classe 20-24 anni (60,8 ogni milione di abitanti).

Se poi puntiamo la nostra attenzione sui singoli territori, vediamo come nei grandi comuni è meno evidente il calo delle vittime. Al contrario di quanto di solito si era verificato negli anni precedenti. L'analisi dell'incidentalità stradale nei grandi comuni italiani consente di delineare importanti caratteristiche nelle principali realtà urbane e di individuare elementi utili per le politiche sulla sicurezza stradale locale. I grandi comuni selezionati, in ordine di posizione geografica, sono Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania. Gli incidenti stradali in tali aree rappresentano, nel 2020, il 24,2% del totale in Italia (28.635), le vittime il 12% (287), la popolazione residente il 16% e il parco veicolare il 14,5% (7.624.396 veicoli). Nel 2020 il numero di vittime nei grandi comuni è diminuito meno che nell'Italia nel complesso (-18,2% contro -24,5%). Rispetto al 2010 le vittime diminuiscono del 45,4% nei grandi comuni, del 41,8% in Italia. (Prospetto 9, Figura 13). Il tasso di mortalità stradale scende nel 2020 da 3,6 a 3,0 per 100mila abitanti, contro una media nazionale di 4,0, e varia tra 1,5 di Trieste e 4,3 di Genova.

Infine, per quanto riguarda le regioni, nel 2020, il numero di morti per 100mila abitanti risulta più elevato della media nazionale (4,0) in ben 13 di esse (da 8,4 del Molise a 4,1 di Puglia e Toscana). Considerando la variazione rispetto all'anno 2010, tutte le regioni, ad eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, registrano una consistente diminuzione delle vittime, più accentuata, escluse le regioni con esigua dimensione demografica, in Calabria (-55,8%), Friuli Venezia Giulia (-54,4%) e Toscana (-50,3%). Cali meno decisi si rilevano per Sardegna, Abruzzo e Liguria.


Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

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